INT. SERA - CENTRALE

La mdp inquadra l'esterno della Centrale di Polizia. Ogni tanto qualcuno entra ed esce.

Stacco.

La mdp inquadra ora la sala che abbiamo visto all'inizio del film, quella in cui i poliziotti hanno fatto il punto della situazione. Dentro vi sono: Lee Blanchard, Russ Millard, Harry Sears, Ellis Loew, Jack Tierney, Fritz Vogel e Bill Koenig. Bucky va a sedersi accanto a Lee, che ha il volto tirato. Si spengono le luci.

La mdp inquadra ora lo schermo: appare un'immagine offuscata dal fumo e poi il titolo del film, SCHIAVE DELL'INFERNO.

Compare quindi una grande stanza dal soffitto alto, con i muri decorati di geroglifici. Per la stanza sono disseminati vari pilastri attorno ai quali si avvolgono dei serpenti. La cinepresa del film compie uno zoom per mostrare il particolare di due serpenti di gesso che si mordono la coda. Poi, dopo una dissolvenza, vediamo Elizabeth Short vestita delle sole calze e impegnata in una danza. La cinepresa del film indugia su alcuni particolari del suo corpo: il volto, il pube, i seni. Compare quindi sullo schermo una mano che porge a Elizabeth un vibratore. Elizabeth, con gli occhi spalancati e vitrei lo prende.

La mdp indugia sui volti dei presenti nella sala: sono tutti disgustati.

Ritorniamo a vedere il film.

Vediamo ancora Elizabeth: dopo un taglio improvviso, vediamo Linda nuda, seduta a gambe divaricate su un divano. La cinepresa del film comincia ad inquadrarla dai piedi in su, rallentando quando arriva al pube. Elizabeth compare sullo schermo. Si inginocchia davanti a Linda, che comincia a dimenare i fianchi e, dopo un'altra dissolvenza, c'è un primo piano del suo viso: capiamo che si sta sforzando.

Poi ci viene mostrato il viso di Elizabeth fra le cosce di Linda: guarda la cinepresa con aria implorante.

La mdp ritorna ad inquadrare la platea. Si avvicina quindi a Tierney e Russ, seduti vicino a Bucky e Lee.

CPT. TIERNEY: Russ, che ne dici? Pensi che chi ha girato il film abbia a che fare con l'assassinio?

RUSS: Il film è stato girato a novembre e, a quanto dice Linda Martin, il messicano non aveva l'aria di un assassino...

La mdp si sposta da Russ e va ad inquadrare Lee, che, furente, si alza e dà un calcio ad una sedia.

LEE (piazzandosi davanti lo schermo e urlando): Chi se ne frega se non ha ucciso la ragazza? Ho arrestato gente per meno di questo. Se non ci pensate voi, farò io qualcosa.

Si avventa quindi contro lo schermo, che cade. Lee esce di corsa. Gli altri restano pietrificati: l'unico ad alzarsi e parlare è Millard.

RUSS: Bleichert! Riportalo qui...

Bucky si alza e corre dietro a Lee. Ma subito dopo Bucky si alzano anche Frtiz Vogel, Bill Koenig, e l'immancabile Ellis Loew.

Stacco.

Bucky sta girando con la sua auto alla ricerca di Lee: siamo nella zona dei locali per lesbiche. Fuori il La Verne's Hideaway, vede la Ford di Lee.

Bucky ferma la propria auto dietro quella di Lee. Scende ed entra nel locale.

Lee sta urlando nei confronti di varie lesbiche.

LEE: Dannate leccapassere, avete visto un film intitolato Schiave dell'inferno? Comprate la vostra robaccia da un messicano sulla quarantina?

Bucky si avvicina a Lee e, placcandolo, lo porta fuori. Spintonandosi reciprocamente, rotolano sul marciapiede. Bucky è lesto ad alzarsi, mentre Lee rimane steso per terra.

Si sentono sirene in avvicinamento. Bucky aiuta Lee ad alzarsi in piedi. Arriva un'auto della polizia: da questa scende Ellis Loew. Bucky avanza di un passo, verso di lui.

BUCKY: Signor Loew, è per via di quel film pornografico. Lee pensava che le lesbiche avrebbero potuto darci qualche dritta sul messicano.

ELLIS (furente): Chiudi il becco, Bleichert.

Ellis Loew si rivolge a Lee.

ELLIS: Questo non è un affare di lesbiche: le due ragazze erano state drogate. Se tu non fossi Lee Blanchard, saresti già stato sospeso dal servizio. Ti sei lasciato coinvolgere personalmente dal caso Short e questo è un atteggiamento che non posso tollerare. Presentati a rapporto da me alle otto in punto e porta una lettera di scuse.

LEE (prostrato): Devo andare a Tijuana per acchiappare quel porco...

ELLIS (scuotendo la testa): A Tijuana ci andranno Vogel e Koenig. Tu da domani ritorni alla Mandati. (A Bucky) Bleichert, tu invece continuerai a lavorare sul caso Short. Arrivederci signori.

Ellis torna alla sua auto: Koenig al volante compie un'inversione a U infilandosi nel traffico.

Lee si avvicina alla sua auto: vi sale su e parte.

INT. GIORNO - CENTRALE

Bucky è seduto alla sua scrivania: sta leggendo dei documenti, che ingrombano letteralmente la scrivania. Ad un certo punto, stanco, smette di leggere. Prende il telefono e compone un numero. A rispondere, al terzo squillo, è una voce femminile.

VOCE FEMMINILE AL TELEFONO: Casa Sprague.

BUCKY: Sono io. Possiamo vederci?

MADELEINE (voce al telefono): Quando?

BUCKY: Passo a prenderti subito.

MADELEINE (come sopra): Non venire qui, mio padre ha un impegno di lavoro. Vediamoci al Red Arrow.

BUCKY: Ho una casa, sai?

MADELEINE (voce al telefono): Io certe cose le faccio solo nei motel. E' una delle mie idiosincrasie da ricca. Stanza undici al Red Arrow, fra tre quarti d'ora?

BUCKY: Ci sarò.

Detto questo, Bucky riattacca, chiudendo così la comunicazione.

La mdp rimane su Bucky.

INT. GIORNO - STANZA RED ARROW INN

La mdp è ancora su Bucky, così come era nella scena precedente. Poi, la mdp allarga e vediamo che Bucky ha accanto Madeleine, che sta fumando: hanno appena finito di fare l'amore. Bucky ha uno sguardo assente.

MADELEINE: Tesoro, cos'hai?

BUCKY (guardandola): Ieri abbiamo preso Linda Martin. Nella borsa aveva un film pornografico in cui lei e Betty Short facevano la parte di due lesbiche.

MADELEINE: Linda ha fatto il mio nome?

La mdp stringe su Bucky.

BUCKY: Per ora no. Ma se la ragazza parla, sei fregata.

La mdp da Bucky passa ad inquadrare Madeleine.

MADELEINE: Io non mi preoccupo, tesoro. Può darsi che Linda non si ricordi neppure di me.

La mdp ritorna di nuovo su Bucky.

BUCKY: Piccola, io sto occultando delle prove a tuo beneficio... Te lo chiedo per l'ultima volta: mi hai nascosto qualcosa sul conto di Linda e Betty?

Primo piano di Madeleine, che prima di parlare spegne la sigaretta.

MADELEINE: Tesoro, Betty ed io abbiamo fatto l'amore quando ci siamo viste l'estate scorsa. L'ho fatto solo per curiosità, per provare l'emozione di stare con quella ragazza che mi somigliava tanto.

Primissimo piano di Bucky: è sconvolto dalla confessione di Madeleine. Si alza dal letto, e comincia a rivestirsi.

MADELEINE (fuori campo): Tesoro rimani, ti prego.

Bucky le rivolge un ultimo sguardo.

Primo piano del suo volto. Ora leggiamo disprezzo. Bucky esce.

La mdp inquadra Madeleine, triste.

Stacco.

Bucky è nella sua auto. E' furioso.

La mdp lo inquadra in piano americano di profilo. Accende la radiotrasmittente.

VOCE ALLA RADIOTRASMITTENTE: Codice quattro per tutte le unità nella zona di Creenshaw e Stoker. Rapina a mano armata. Due morti certi e uno probabile. Si sospetta che il rapinatore sia Raymond Douglas Nash, bianco, maschio.

Non appena sente il nome del ricercato, Bucky strappa il cavo della radio e continua ad andare ancor più velocemente. Quando arriva al parcheggio della Centrale, si ferma di botto. Esce dall'auto.

La mdp da presa lo seguirà in steadicam.

Entra nell'atrio: non c'è quasi nessuno. Bucky si avvicina ad un poliziotto.

BUCKY (quasi ringhiando): Dov'è Blanchard?

Il poliziotto indica con la testa i gabinetti. Bucky, con gli occhi fuori dalle orbite, entra nei bagni. Lee è al lavandino; si sta lavando le mani. Vede attraverso lo specchio che nel bagno è entrato Bucky; si volta.

LEE (sorridendo): Amico...

BUCKY (a muso duro): Amico un corno... Grazie alla tua fissa per la Dalia, Nash ha fatto fuori altre due persone.

Lee allora, con lo sguardo totalmente assente, solleva le mani dal lavandino, mostrandole a Bucky: sono sporche di sangue.

LEE: Ho fatto a cazzotti con il muro, per punirmi...

Bucky con forza si scaglia contro Lee, facendolo ruzzolare a terra.

Soggettiva di Lee: siamo a terra, e vediamo Bucky prenderci ripetutamente a pugni.

INT. GIORNO - CASA DI LEE

La mdp inquadra la stanza da pranzo di Lee, quella in cui Lee, Bucky e Kay hanno cenato: non c'è nessuno. Dal fuori campo, entra Bucky. Si avvicina al tavolo, su cui è aperto un giornale; Bucky lo prende.

Primo piano del giornale, di cui vediamo due facciate: riconosciamo le foto della Dalia, di Bobby De Witt e di "Junior" Nash. Dalla cucina esce Kay: indossa un pullover e una gonna. Gli si avvicina.

La mdp li inquadra frontalmente in primo piano.

KAY: Siamo famosi, Dwight.

BUCKY (guardandola): Famigerati, forse. Dov'è Lee?

KAY: Non lo so. Se ne è andato ieri pomeriggio.

Kay si siede. La mdp resta su Bucky.

BUCKY: Lo sai che è nei guai?

KAY (fuori campo): So che l'hai pestato. (In macchina. Notiamo che non è truccata e che forse ha pianto) Non ti biasimo per quello che hai fatto.

Bucky si siede.

BUCKY: De Witt dovrebbe essere già arrivato a Los Angeles. Se Lee non torna stanotte, vengo io da te.

KAY: Vieni solo a patto di dormire con me.

BUCKY: Kay, non posso.

KAY: Perché? Per via di quella vicina di casa con cui ti vedi?

BUCKY: Quella ragazza non rappresenta nulla per me. Ma tu e Lee siete la mia famiglia: finiremmo per farci solo del male.

KAY: Tutto ciò che non riguarda poliziotti e pistole ti spaventa. Il tuo mondo si riduce a quello.

Kay e Bucky si guardano, poi si abbracciano per un breve istante: quindi Bucky la lascia e ed esce. La mdp resta su Kay.

Dissolvenza incrociata tra il volto di Kay ed il volto di Bucky. I due volti si sovrappongono per un istante: quindi quello di Kay scompare del tutto, e rimane solo quello di Bucky, seduto nell'anticamera dell'ufficio del capitano Tierney.

Bucky guarda l'orologio, che segna le diciotto. La segretaria del capitano Tierney fa cenno a Bucky di poter entrare. Bucky entra: il capitano Tierney è seduto e sta leggendo qualcosa. Quindi alza lo sguardo. Bucky è sull'attenti.

CPT. TIERNEY: Dov'è Blanchard? Era soprattutto lui che volevo vedere.

BUCKY: Non lo so, signore.

Tierney accenna ad una sedia e Bucky si siede.

CPT. TIERNEY (guardando fisso Bucky): Allora toccherà a te spiegarmi il comportamento del tuo socio. Avanti.

Primo piano di Bucky.

BUCKY: Signore, la sorella di Lee è stata uccisa quando era ancora una bambina e il caso Dalia è diventato per lui un'ossessione. Bobby De Witt, l'uomo che aveva mandato in galera per la rapina Boulevard-Citizen, è uscito ieri. Una settimana fa abbiamo ucciso quei quattro delinquenti ed il film porno è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ha perso la testa e si è precipitato in quel locale di lesbiche pensando di ottenere una dritta sull'autore del film.

La mdp inquadra il capitano Tierney.

CPT. TIERNEY: Quando vedi Blanchard digli di restituire pistola e distintivo. E' sospeso in via cautelativa. Tu resti sul caso Short. Evita d'ora in avanti di fare a cazzotti negli edifici pubblici. Buonanotte, agente.

Bucky si alza, saluta ed esce.

Una volta fuori, Bucky si dirige nella sala investigatori. Lì trova Harry Sears e Russ Millard. Hanno l'aria stanca.

BUCKY: Com'è andata a Tijuana?

HARRY: Male. Non siamo riusciti a trovare né il posto dove è stato girato il film, né il messicano. Ma Loew, Vogel e Koenig sono rimasti lì: probabile che stiano cercando un capro espiatorio fra i messicani.

RUSS: In compenso un poliziotto di frontiera ha riconosciuto Blanchard: e all'Ufficio Libertà vigilata mi hanno detto che De Witt ha comprato un biglietto per Tijuana. Se è vero, saranno guai grossi.

Primo piano di Bucky: è tesissimo.

EST. MATTINA - TIJUANA

Sta sorgendo il sole. Sentiamo in sottofondo "Chattanooga Choo Choo" di Glenn Miller.

La mdp segue lo sguardo di Bucky, che vede la città risvegliarsi: bambini che si rivoltano nell'immondizia per rimediare la colazione, mentre i venditori di taco rimescolano le pentole colme di carne; marinai e marines vengono cacciati dai club. E molte mani chiedono l'elemosina.

La mdp ritorna su Bucky che sta cercando la Ford di Lee, quindi si dirige verso un albergo che domina, dalla collina, tutta la città.

Stacco.

Bucky è in un corridoio. Si ferma davanti alla porta dell'appartamento 462. Sentiamo la voce di Loew.

ELLIS (dall'interno): Insisto per sbattere dentro un messicano...

Bucky apre: non appena i tre (Loew, Vogel e Koenig) vedono Bucky, smettono di parlare. Loew indossa giacca e cravatta, mentre Vogel e Koenig solo camicia e pantaloni. Hanno ciascuno una copia dell'"Herald".

BUCKY (entrando nella stanza): Al diavolo quella dannata Dalia. Lee e De Witt si trovano qui. La situazione sta prendendo una piega pericolosa.

Primo piano di Ellis.

ELLIS: Al diavolo Blanchard, è sospeso.

La mdp ritorna su Bucky: furente, cerca di scagliarsi contro Loew, ma Koenig e Vogel si mettono in mezzo. Loew indietreggia, mentre Vogel e Koenig portano Bucky fuori dall'appartamento.

FRITZ (afferrando Bucky per il mento): Ho un debole per i medioleggeri. Se prometti di fare il bravo vedrò di darti una mano nella ricerca del tuo socio.

EST. MATTINA - AUTOMOBILE

Fritz e Bucky entrano nell'auto di Fritz. Bucky è ancora colpito dallo squallore di prima. In particolare è colpito da un gruppo di bambini che sciama attorno ai turisti, in cerca di elemosina.

FRITZ: Cosa vogliamo sapere da quel fetente?

BUCKY: Lee è qui, probabilmente sulla pista del film porno. De Witt è venuto qui direttamente da San Quentin, senza firmare al posto di polizia.

FRITZ: E De Witt ce l'ha con Blanchard per la faccenda della rapina...

Bucky annuisce.

FRITZ (senza ironia): Bene, ne so abbastanza..

Fritz accende il motore e parte.

EST. MATTINA - TIJUANA

Vediamo Bucky e Fritz parlottare con un poliziotto, e poi seguirlo. Arrivano alla stazione Centrale di Polizia di Tijuana.

Stacco.

Fritz e Bucky, seguiti da dei poliziotti con dei mitra, entrano in un corridoio nel quale si trovano le celle: quasi tutte vuote. De Witt è nell'ultima sulla sinistra. Vedendo arrivare Bucky e Fritz, si alza: aspetta che se ne vadano i poliziotti messicani per poter parlare.

Primo piano di Bobby De Witt: è leggermente invecchiato e appesantito rispettato alle foto sui giornali. (CHARLES FLEISCHER).

BOBBY (mentre Bucky e Fritz entrano nella cella): Siete poliziotti, vero? Almeno siete americani. Non avrei mai pensato di poter essere felice di vedervi.

FRITZ: Io non ne sarei così certo...

Detto questo, Fritz dà un calcio nei testicoli a Bobby. De Witt cade a terra e Fritz lo colpisce col piede allo stomaco.

FRITZ (mentre Bobby si alza): Lee Blanchard si trova a Tijuana e tu sei venuto direttamente qui. Non mi piace questa strana coincidenza, così come non mi piace quella puttana che ti ha messo al mondo. Ti conviene rispondere subito alle mie domande, altrimenti ti faccio davvero male.

Bobby, prima di parlare, riprende fiato.

BOBBY: Non ho più visto Blanchard da quel maledetto processo...

Fritz gli si avvicina e gli dà un manrovescio con la mano destra, su cui spicca un grosso anello. Dalla guancia di Bobby comincia a colare del sangue.

FRITZ (urlando): Non mi mancare di rispetto, e chiamami signore. Allora, sapevi che Blanchard era qui a Tijuana?

BOBBY: No...

Fritz gli dà un altro schiaffo.

FRITZ (come sopra): No che cosa?

BOBBY (abbassando la testa): No, signore.

Fritz gli solleva la testa.

FRITZ: Blanchard aveva paura di te, perché?

BOBBY (ridacchiando): Può darsi che Lee abbia paura perché al processo promisi di vendicarmi... ma quando ho saputo di come Lee ha scannato quei negri...

Primo piano di Bucky.

FRITZ: Bobby caro, non ho particolari simpatie per il sergente Blanchard, ma è un mio collega e non permetto che un fetente come te lo diffami. (Dandogli un altro schiaffo) Insomma, vorresti farmi credere di aver violato la libertà vigilata e rischiato di tornare in galera solo per fare una gita?

BOBBY: Sono venuto a procurarmi dell'eroina per portarla a Los Angeles prima di andare a firmare al posto di polizia.

Fritz gli molla un altro gancio ed esce, furente. Bucky gli si avvicina.

BUCKY: Riprendiamo il discorso dei tuoi rapporti con Blanchard, e questa volta non fare l'isterico.

BOBBY: Signore, i conti in sospeso tra me e Blanchard si riferiscono solo a quella sgualdrinella di Kay Lake.

Primissimo piano di Bucky che, in preda all'ira, si avvicina a Bobby De Witt e lo afferra per il collo con entrambe le mani. Stringe forte, molto forte: Bobby annaspa e cambia colore della pelle. Attratto dal rumore Fritzie torna immediatamente e spinge Bucky contro le sbarre della cella, facendogli sbattere la testa. Bucky perde i sensi, e De Witt può tornare a respirare.

Stacco.

Soggettiva di Bucky: vediamo con difficoltà quello che c'è davanti a noi, poi l'immagine torna lentamente a fuoco e riconosciamo Bill Koenig, Fritz Vogel e un paio di poliziotti messicani.

BUCKY (bofonchiando): Ma che diavolo...?

FRITZ (accorgendosi che Bucky si è svegliato): Dopo che hai cercato di strangolarlo abbiamo lasciato andare Bobby... Tanto peggio per lui.

Bill Koenig solleva Bucky da terra e lo porta fuori.

Stacco.

In piano sequenza: la mdp inquadra in campo lungo una Studebaker che si avvicina ad una baracca in legno e lamiera: la baracca è nei pressi di un bosco ed è piantonata da alcuni poliziotti messicani. La Studebaker si ferma nello spiazzo antistante la baracca: ne scendono Bill Koenig, Fritz Vogel, Bucky e due poliziotti messicani. Questi prima salutano gli uomini di guardia, poi aprono la porta della baracca; solo allora la mdp si muove, avviandosi lentamente alla porta e "scavalcando" gli uomini, entrando così nell'unica stanza e mostrandoci cosa c'è dentro: il corpo di De Witt, crivellato di colpi. Il muro è imbrattato da schizzi di sangue.

Primo piano di Bucky: è sconvolto. Fritz Vogel gli si avvicina e gli dà una pacca sulla spalla.

FRITZ: Non sei stato tu, bello. Sarà stato un altro trafficante di droga, o Lee, oppure chissà, il Padreterno. Lasciamo ai colleghi messicani il compito di lavare i loro panni sporchi. Noi invece ce ne torniamo a Los Angeles.

EST. SERA - HOTEL EL NIDO

Per tutta la scena sentiremo il brano Black Dahlia, di Bob Belden. La mdp inquadra l'esterno di un piccolo albergo: l'insegna recita: EL NIDO. Con uno stacco siamo al suo interno.

La mdp inquadra la porta di una camera d'albergo: il numero della stanza è 204. Ai piedi della porta un tappetino. Capiamo quindi che è quella la stanza in cui Lee ha conservato tutto il materiale riguardante il caso Dalia.

Dal fuori campo entra Bucky: apre la porta ed entra. La stanza è molto comune: un letto, un armadio e un piccolo bagno. Una cosa però ci colpisce: i muri sono completamente ricoperti di foto di Elizabeth Short: sono foto di giornali, riviste o riproduzioni delle foto scattate tra la Trentanovesima e Norton. Alcune sono state ingrandite. Sul letto sono posati degli schedari contenenti il materiale dell'indagine, copie carbone di rapporti, elenchi, deposizioni e risultati di accertamenti. Bucky siede sul letto e comincia a sfogliare uno schedario.

Primo piano di una foto di Elizabeth Short. La musica sfuma.

INT. MATTINA - CENTRALE DI POLIZIA

La mdp inquadra Bucky: ad un tratto la sua attenzione è attratta da un trambusto che proviene dall'atrio: va a vedere cos'è. Tutto il dipartimento di Polizia è presente nell'atrio. Non capiamo niente.

Bucky si avvicina ad un poliziotto.

BUCKY: Cosa sta succedendo?

POLIZIOTTO: Ci è stata recapitata una agendina appartenente a Elizabeth Short...

Bucky fa per avvicinarsi al gruppo ma la sua attenzione stavolta è attratta da Loew e il capitano Tierney che stanno parlando sottovoce. Con cautela, Bucky si avvicina senza farsi vedere e ascolta quello che si dicono.

La mdp li inquadra in un classico campo/controcampo.

ELLIS (sottovoce): Finora ho cercato di vendere l'immagine di una brava ragazza, ma adesso la faccenda ci sta scappando di mano e non possiamo insistere su questa linea. Su quell'agendina ci sono circa duecento nomi di uomini...

CPT. TIERNEY (sottovoce): Ellis, con ogni probabilità il nome dell'assassino non si trova in quel libricino. E se fra i nomi che vengono dati in pasto ai giornali c'è quello di qualche uomo sposato, rischiamo di rovinargli la vita solo per una sveltina con Betty Short.

ELLIS (sottovoce): Jack, io ho trentasei anni, e può darsi che a me capiti un altro caso della stessa risonanza, ma a te no. Se proprio devi, riduci gli uomini impegnati sul caso Short della metà, ma non di più...

CPT. TIERNEY (dopo averci pensato su): Va bene, Ellis.

Primo piano di Bucky.

INT. GIORNO - DIPARTIMENTO DI POLIZIA

Bucky, inquadrato di spalle, è fermo davanti ad una bacheca. La sua figura ci impedisce di vedere l'avviso che sta leggendo.

Poi, sbuffando, si dirige verso il vicino ufficio di Russ Millard, che ha la porta aperta. Bucky entra, e Russ, per nulla infastidito, solleva la testa dalle sue scartoffie.

RUSS: Ciao Bucky. Che c'è di nuovo?

BUCKY: Perché non sono nella lista dei trasferiti?

RUSS: Ho chiesto al capitano Tierney di lasciarti sul caso Short.

BUCKY: Perché?

Prima che Russ possa rispondergli il telefono squilla. Al secondo squillo Millard solleva la cornetta.

RUSS: Centrale Omicidi, Millard.

Russ fa cenno a Bucky che può alzare la cornetta di un altro telefono dell'ufficio, per ascoltare la conversazione. Bucky esegue, e con lui sentiamo la voce proveniente dall'altro capo.

VOCE AL TELFONO: ... a Fort Dix. Il soldato si chiama Joseph Dulange, era andato in permesso l'8 gennaio, a Los Angeles. Adesso è rinchiuso in una cella dall'altra parte del corridoio, ed è pronto a vuotare il sacco.

RUSS: Maggiore, mi faccia un favore. Chieda subito a Dulange se ricorda eventuali segni particolari sul corpo di Elizabeth Short.

MAGGIORE (al telefono): Sissignore.

RUSS (rivolto a Bucky, coprendo con la mano il microfono della cornetta): Harry ha l'influenza. Che ne diresti di fare un viaggetto nel New Jersey?

BUCKY (anch'egli ancora al telefono): Stai dicendo sul serio?

RUSS: Sei un investigatore in gamba...

Dal ricevitore sia Russ che Bucky sentono tornare la voce del maggiore, e si zittiscono.

MAGGIORE: Signore, Dulange dice che la ragazza aveva tre nei sulla parte destra, come dire... del "derrière"...

RUSS: Avrebbe potuto dire culo, maggiore. Partiamo seduta stante.

Russ e Bucky riattaccano la cornetta, scambiandosi un cenno d'intesa.

INT. GIORNO - STANZA DEGLI INTERROGATORI

La mdp inquadra un uomo a mezzo busto, seduto dietro un tavolo della stanza. Ha i capelli corti, un paio di baffetti, e il volto scavato. Indossa una tuta mimetica. E' Joe Dulange (TOM WAITS), il soldato sospettato di essere l'assassino della Dalia Nera.

DULANGE: L'ho fatta a pezzi.

La mdp ora inquadra le altre persone nella stanza, che sono Russ Millard e Bucky Bleichert, entrambi in piedi.

RUSS: Ce l'hanno detto in molti... (dopo un sospiro) Perché hai trascorso la tua licenza a

Los Angeles?

DULANGE: La passera. Il Jack Daniels. La voglia di emozioni.

BUCKY: Ci stai dicendo che hai fatto cinquemila chilometri per un po' di figa?

RUSS (toccandosi il nodo della cravatta): Devi scusare l'investigatore Bleichert. E' scarso di argomenti.

DULANGE: Secondo me, è scarso anche di uccello.

BUCKY (avvicinandosi a Dulange): Che ne dici, un cazzotto in faccia potrebbe schiarirti le idee?

RUSS: Bleichert, basta così.

Mentre Dulange scrocchia le dita, con aria strafottente, e Bucky torna a braccia conserte a distanza di sicurezza dal soldato, Russ getta con noncuranza un pacchetto di sigarette sul tavolo.

DULANGE: Non fumo, senza il mio amico Jack. Anche la confessione verrà meglio in sua compagnia.

RUSS: Le confessioni degli sbronzi non sono valide, Joe. Se mi convinci che hai ammazzato Elizabeth Short, avrai il tuo Jack.

DULANGE: L'ho fatta a pezzi... le ho tagliato le tette, le ho squarciato la bocca da un orecchio all'altro. (la mdp inquadra in dettaglio la bocca di Dulange) Zac, zac, zac.

RUSS (sospirando): Facciamo un passo indietro, Joe. Sei partito l'8 gennaio e sei arrivato la notte stessa a Los Angeles. Dove sei andato in cerca di passera?

DULANGE: Senza Jack, niente da fare.

RUSS: Comincio ad annoiarmi, Joe. Lo vedi il mio socio? Non è un tipo simpatico... ed era decimo nella classifica mondiale dei medioleggeri.

Dulange guarda per un attimo Bucky, rendendosi conto che il suo atteggiamento non gli sarà d'aiuto. Si decide ad accendere una sigaretta presa dal pacchetto.

DULANGE: Appena arrivato a Los Angeles sono andato a caccia di passere, ma per i primi due giorni sono andato in bianco. Poi al Night Owl ho conosciuto la Dalia.

RUSS: Joe, stiamo parlando della notte fra sabato 11 e domenica 12?

DULANGE: Non sono un calendario. La domenica viene dopo il sabato, faccia un po' lei...

RUSS: Vai avanti.

DULANGE: L'ho portata all'Havana Hotel, e abbiamo scopato come conigli.

BUCKY (intromettendosi, come se fosse infastidito dalle parole di Dulange): Descrivi il suo corpo, e cerca di essere preciso, altrimenti non vedrai il tuo amico Jack per molto tempo.

Dulange perde alcuni attimi nell'inspirare dalla sigaretta e nel soffiare fuori il fumo, guardando Bucky con aria di sfida.

RUSS: Rispondi alla domanda, Joe.

DULANGE: Prima che gliele affettassi aveva delle belle tettine coi capezzoli rosa. Le gambe erano sode con in mezzo un bel cespuglio. Dei nei ho parlato col maggiore...

Bucky e Russ si scambiano una rapida occhiata.

RUSS: Cosa successe poi?

DULANGE: Cominciò a parlare del "nostro" bambino, anche se l'avevamo fatto una sola volta e col guanto... così l'ho fatta a pezzi.

RUSS: Dove?

DULANGE: A metà.

RUSS: No, Joe, intendevo dire dove l'hai ammazzata.

DULANGE: Nella stanza dell'albergo.

RUSS: E come hai portato il corpo all'angolo fra la Trentanovesima e la Norton?

DULANGE: Ho rubato un'auto. Una Chevy del '43.

RUSS (paziente): Durante la guerra non sono state costruite automobili in America, Joe.

Alle parole di Russ però Bucky si innervosisce e con uno scatto si avvicina a Dulange, sbattendo un pugno sul tavolo.

BUCKY: Stai mentendo, dannato figlio di puttana!

Bucky si è alterato. Millard, dietro di lui, ha un'espressione insoddisfatta, non sappiamo se per le risposte fornite da Dulange o se per il comportamento di Bucky. Dulange, invece, ha la solita aria da stralunato.

EST. GIORNO - DIPARTIMENTO DI POLIZIA DI LOS ANGELES

Una calca di giornalisti sulle scale dell'edificio del LAPD. Circondato da vari poliziotti, sta uscendo Ellis Loew. I giornalisti lo attorniano, e Loew si ferma per rilasciare qualche dichiarazione.

ELLIS LOEW: Il tenente Millard e l'investigatore Bleichert si sono recati nel New Jersey per raccogliere la confessione di Joseph Dulange...

I giornalisti, contemporanemente, rivolgono miriadi di domande a Ellis Loew, che si limita ad un'ultima battuta prima di salire su di un auto che lo porterà via.

ELLIS LOEW: ... Forniremo in seguito maggiori dettagli... ciò che conta è che il delinquente non possa più nuocere.

Stacco.

Una mano porge un giornale a qualcuno davanti a sé. Un'altra mano prende il giornale, e lo gira per poter leggere il titolo:

ARRESTATO L'ASSASSINO DELLA DALIA

L'inquadratura si allarga: siamo in una modesta stanza di un motel: Bucky è a letto, e si è appena svegliato. Millard è già in giacca e cravatta, in piedi. Millard ha appena mostrato a Bucky il giornale che riporta le dichiarazioni di Loew.

BUCKY: Speriamo che l'abbia ammazzata davvero Dulange, a questo punto.

RUSS (scuotendo la testa): Dulange è pulito: dal 10 gennaio al 17 ha passato le sue notti tra celle e ospedali. Prenderemo l'aereo per Los Angeles tra quarantacinque minuti.

BUCKY: Cazzo.

EST. GIORNO - CASA VOGEL

Una modesta villetta in periferia. E' la casa di Fritz Vogel. Con uno stacco ci ritroviamo nel salotto.

Seduti sul divano grande, davanti ad un tavolino dove ci sono vari vassoi e bicchieri, ci sono Ellis Loew e Fritz Vogel. Su una poltroncina posta lateralmente rispetto al divano, Bucky Bleichert.

ELLIS: Ho convocato questa piccola riunione per varie ragioni, Bucky. Prima di tutto, ho dato l'annuncio della notizia di Dulange in modo avventato, e di questo mi scuso.

BUCKY: Che cosa vuole, signor Loew?

Bucky sembra spazientito sin dall'inizio, mentre Fritzie sorride in modo enigmatico.

ELLIS: Chiamami Ellis.

BUCKY: Va bene. Che cosa vuoi, Ellis?

ELLIS: Un ultimo sforzo sul caso Short. Ci sono alcuni autodenunciati che non hanno alibi per il giorno cruciale. Tu e Fritz dovreste portarli in un magazzino poco distante dalla prigione, e interrogarli. Te la senti?

Bucky fa un cenno d'assenso con la testa. Fritz e Ellis, più rilassati, prendono dei salatini dalle ciotoline disposte sul tavolino.

EST. NOTTE - PARCHEGGIO DEL MAGAZZINO

E' buio pesto. Alcuni lampioni illuminano il parcheggio di un magazzino abbandonato. Nel parcheggio, vicino all'entrata del magazzino, un furgoncino blindato della polizia. Dai posti di guida scendono da un lato Fritz Vogel e dall'altro Bucky Bleichert. Aprono lo sportello posteriore del furgoncino, e fanno scendere tre uomini, ammanettati.

BUCKY: Alzate i tacchi e uscite!

I tre uomini, per ora ancora non riconoscibili dallo spettatore, scendono dal furgoncino, silenziosi e lentamente.

BUCKY (aprendo il portone del magazzino): Da questa parte, avanti!

I tre autodenunciati entrano nel magazzino. Con uno stacco ci troviamo all'interno.

E' molto ampio, e al suo interno c'è ammassato di tutto. I tre prigionieri sono sempre ammanettati, e legati a delle sedie, appoggiate ad una parete. Sul pavimento è sparsa della segatura, e dal soffitto pendono alcuni ganci. Probabilmente il magazzino era un mattatoio. Poco distante dalla parete dove sono i tre delinquenti, un tavolo di legno molto grande coperto da un lenzuolo, che nasconde qualcosa.

Bucky e Fritz sono di fronte agli ammanettati. Mentre Fritz legge da un foglio i dati dei tre uomini, la mdp inquadra in primo piano per la prima volta i detenuti.

FRITZ: Charles Michael Issler, precedenti per sfruttamento della prostituzione.

C. M. Issler è un uomo di mezz'età, di colore, con i capelli ingrigiti (JOE MORTON).

FRITZ: Orlando William Jeeves, precedenti per rapina a mano armata.

O. W. Jeeves è basso, tarchiato, bianco, coi capelli impotatati.

FRITZ: George Orchard Spelvin, precedenti per spaccio di stupefacenti, stupro, e un incendio doloso.

G. O. Spelvin è bianco, calvo, molto alto, con gli occhi che gli schizzano fuori dalle orbite.

FRITZ (a Bucky): Un bel trio, vero compare?

BUCKY (sorridendo con disprezzo verso i detenuti): Autentici chierichetti.

FRITZ (ai detenuti): Avete confessato tutti e tre l'assassinio della Dalia. Il problema è che almeno due di voi mentono.

Fritzie fa cenno a Bucky di avvicinarsi ai detenuti. Bucky si avvicina a Spelvin, il primo detenuto partendo da destra, quindi invertendo l'ordine alfabetico.

BUCKY: Raccontami di Betty Short. Perché l'hai uccisa?

SPELVIN: Non l'ho uccisa io, signore.

BUCKY (strattonandolo): Avanti, parla, perché l'hai fatta fuori?

SPELVIN (impaurito): Volevo solo farmi un po' di pubblicità, tutto qui. La prego, signore, non mi faccia del male.

Bucky guarda Fritz scuotendo la testa. Si avvicina poi al detenuto seduto al centro, Jeeves.

BUCKY: Vuota il sacco, Jeeves.

JEEVES (sorridendo sfrontato): Dove hai imparato a parlare in quel modo, nei fumetti?

FRITZ: Rispondi, stronzo.

BUCKY: Che cosa hai fatto con Betty Short?

JEEVES (a Bucky, ridacchiando): Me la sono scopata, cosi come ho fatto con tua madre!

Bucky perde la calma e gli sferra un paio di pugni nello stomaco. Fritz interviene immediatamente per fermare Bucky. Jeeves tossisce sofferente, poi parla.

JEEVES: Che cosa credete, di fare del varietà? (a Bucky) Tu fai il cattivo e il tuo socio fa il poliziotto buono?

BUCKY (sferrandogli un altro pugno nello stomaco): Non hai capito niente. Io sono quello buono.

Jeeves continua a lamentarsi, ma non dice più nulla. Bucky si avvicina al terzo detenuto, Issler, mentre Fritz assiste alla scena.

BUCKY: Conoscevi Betty Short?

ISSLER: No.

BUCKY: E allora perchè ti sei confessato colpevole?

ISSLER: Non ho ucciso io Liz...

Issler abbassa lo sguardo, e sembra singhiozzare. Bucky sembra interdetto, e così interviene Fritz Vogel.

FRITZ: Usando le buone maniere non concluderemo niente. (rivolgendosi a Issler) Raccontami che cosa hai fatto... Pappone! Negro!

Fritz investe di pugni allo stomaco Charles Issler.

FRITZ: Raccontaci quello che sai, negro!

ISSLER (sofferente): Non... so... niente...

Fritz continua a investirlo di pugni. Bucky è scosso, e forse per questo non ha la lucidità necessaria per intervenire. Issler ha dei conati di vomito, e Fritz solo per questo si scosta dal detenuto. Bucky invece distoglie lo sguardo.

In soggettiva notiamo una leva che spunta da un muro. Probabilmente è la leva dell'allarme.

La mdp riprende Fritz, che si è intanto avvicinato al tavolo coperto da un telo. Con un gesto plateale tira via il lenzuolo.

Sul tavolo il cadavere di una giovane ragazza. E' tagliato a metà all'altezza della vita. Non è Elizabeth Short, ma indossa una parrucca nera per darne l'idea.

FRITZ (rivolgendosi ai detenuti): Dato che vi piace tagliare la gente a fette, vi presento Jane Doe. Chi taglierà il pezzo migliore sarà il colpevole.

Fritz ripulisce con un fazzoletto un coltellaccio appoggiato sul tavolo accanto al cadavere. Si avvicina ai tre detenuti, ma questi sono ormai tutti massacrati di botte, e sconvolti dalla visione del cadavere. Fritz guarda Bucky, ridacchiando, poi prende Charlie Issler, lo solleva per il collo, e gli mostra la lama del coltello a pochi centimentri dagli occhi.

FRITZ (continuando a guardare minaccioso Issler): Bucky, togli le manette a questo pezzo di merda...

All'improvviso vediamo Fritz cadere a terra investito da Bucky, che immediatamente dopo, correndo verso l'uscita, abbassa la leva dell'allarme. Mentre la sirena risuona, tra i lamenti dei detenuti e le imprecazioni di Fritz Vogel, sentiamo il furgoncino mettersi in moto e sgommare via da lì.

INT. NOTTE - CASA DI KAY

La porta di casa si spalanca: Bucky, sconvolto, irrompe nel salotto. Kay, semi-addormentata sul divano, si sveglia di soprassalto.

KAY: Bucky, cos'è successo?

Bucky va da lei, si inginocchia ai piedi del divano, e la stringe in un abbraccio. Kay gli accarezza i capelli, mentre Bucky sembra addirittura singhiozzare.

KAY (sottovoce): Sta' tranquillo, Bucky... sei qui con me, adesso...

I due si fermano a guardarsi negli occhi, per un'istante, e poi si baciano.

BUCKY (scostandosi da Kay): Se Lee tornasse...

Kay mette un dito sulla bocca di Bucky, per zittirlo. Lo guarda intensamente.

KAY: Ma Lee non c'è... non hai più scuse...

Bucky è interdetto, ma Kay comincia ad accarezzarlo e a baciarlo sul collo. Bucky allora ricambia, e i due lentamente cominciano a spogliarsi.

Con uno stacco siamo nella camera da letto. Kay e Bucky sono tra le lenzuola, stanno facendo l'amore. Ma fuori campo sentiamo la voce di Madeleine, filtrata da una cornetta telefonica, evidentemente in una conversazione svoltasi successivamente tra lei e Bucky.

MADELEINE (vfc): Hai trovato una donna meno ingombrante? Tornerai da me, lo so... sono io quella che le somiglia.

Schermo nero.

INT. MATTINA - CAMERA DA LETTO

Appare una scritta in sovrimpressione:

DUE MESI DOPO

Siamo nella camera da letto di Kay. Lei sta ancora dormendo, mentre Bucky si sta rivestendo, per andare al lavoro. Sentiamo la sua voce fuori campo, mentre scende le scale di casa e si dirige verso la porta, per ritirare il giornale e la posta.

BUCKY (vfc): Dopo la brutta faccenda del magazzino fui cacciato dalla Mandati, e ripresi il lavoro di pattuglia a piedi...

Bucky si dirige verso la cucina, e prende del latte dal frigorifero. Poi apre una busta arrivata per posta, e la legge.

Kay, in vestaglia rosa, fa capolino dall'ingresso della cucina. Dà un bacio a Bucky, poi si siede a tavola per fare colazione. Bucky porge la lettera a Kay, per farla leggere anche a lei.

KAY (osservando l'intestazione della lettera): Che cos'è?

BUCKY: Una lettera del Dipartimento. Lee è stato rimosso dal suo incarico per condotta indegna. La busta contiene anche un assegno per te.

Kay legge rapidamente la lettera, poi prende l'assegno dalla busta, e lo straccia.

KAY: Farai tardi stasera?

BUCKY: Credo di sì. Quando smonto faccio una capatina all'El Nido per vedere Russ.

Kay ha un'espressione di disappunto.

EST.GIORNO - MARCIAPIEDI DI LOS ANGELES

In sottofondo: City of Angels di Bob Belden. Bucky, a piedi, rotea il suo manganello mentre perlustra una zona di sua competenza. Non sembrano esserci particolari rilevanti da segnalare, così, dopo aver dato un'occhiata al suo orologio, lo vediamo allontanarsi.

INT.GIORNO - STANZA ALL'HOTEL EL NIDO

In sottofondo il tema Black Dahlia. Bucky, con le maniche della camicia arrotolate, controlla fogli e scatoloni disposti sul pavimento e sul letto della stanza dell'El Nido. Le pareti sono ricoperte di foto di Elizabeth Short sia da viva che da morta. L'attenzione di Bucky sembra ricadere su un documento in particolare.

BUCKY (leggendo): Marjorie Graham dichiara che Elizabeth Short usava vari diminutivi del suo nome, a seconda delle persone che frequentava. Betty, Beth, più raramente Betsy...

Un rapido FLASHBACK: ci troviamo nel magazzino: Bucky si avvicina al terzo detenuto, Charles Issler, mentre Fritz Vogel assiste alla scena.

BUCKY: Conoscevi Betty Short?

ISSLER: No.

BUCKY: E allora perché ti sei confessato colpevole?

ISSLER: Non ho ucciso io Liz...

Issler abbassa lo sguardo, e sembra singhiozzare. Fine del FLASHBACK

Ci ritroviamo all'El Nido. Bucky esce dalla sua stanza e va verso un telefono a gettoni del corridoio. Inserisce le monete e compone un numero. Dall'altro capo sentiamo una voce.

VOCE AL TELEFONO: Centrale Omicidi, Tenente Millard.

BUCKY: Russ, sono Bucky. Credo di aver messo le mani su qualcosa. Ho bisogno di due favori.

RUSS (al telefono): Si tratta di Elizabeth?

BUCKY: Si, dannazione. Dovresti procurarmi la cartella della buoncostume di Charles Issler, sono certo che la conoscesse. E vorrei che facessi una verifica sui movimenti di Fritz e Johnny Vogel dal 10 al 15 gennaio.

RUSS(al telefono): Stai per caso dicendo...

BUCKY: C'è una possibilità, si...

RUSS(al telefono, dopo attimi di silenzio): Dove sei adesso?

BUCKY: All'El Nido.

RUSS (al telefono): Rimani lì, ti chiamo quanto prima.

Bucky torna nella stanza, si siede sul letto, e guarda con espressione assorta una delle foto di Elizabeth Short attaccate alle pareti.

Parte un breve FLASHBACK:

Siamo all'interno dell'auto della polizia. Davanti sono seduti Fritz e Johnny. Sul sedile posteriore c'è Bucky, che finge di dormire.

JOHNNY (guardando fisso il padre): Mi pare di avere dimostrato di non essere una femminuccia. Le femminuccie non fanno quello che ho fatto io...

FRITZ: Chiudi il becco, dannazione!

Fine del FLASHBACK.

Il telefono del corridoio comincia a squillare. Bucky si dirige rapidamente verso di esso e solleva la cornetta.

BUCKY: Allora, Russ?

RUSS (al telefono): La cartella di Issler non c'è. Riguardo alla seconda questione, Fritz lavorava a dei vecchi casi in ufficio... Johnny invece era in ferie.

BUCKY: Sai dove sono Fritz e Johnny adesso?

RUSS (al telefono): Johnny è di pattuglia, mentre Fritz ha chiesto un permesso: è fuori città con la moglie. Allora, mi vuoi spiegare che cosa bolle in pentola?

BUCKY: Non ora. Quando stacchi stasera passa all'El Nido, mi troverai lì.

EST.GIORNO - EDIFICIO DI QUATTRO PIANI

La mdp inquadra un edificio di quattro piani, tra altri edifici simili. Bucky sta entrando nel palazzo. Con uno stacco siamo all'interno. (Per questa scena e quella successiva avremo in sottofondo Dawn di Bob Belden).

Bucky davanti la porta di un appartamento: uan targhetta recita: Johnny Vogel. Con una forcina Bucky forza la serratura, ed entra dentro.

Al centro del salotto un divano e un paio di poltrone. Su di un tavolino basso una bandiera del Giappone, a mo' di tovaglia. Sulle pareti varie foto di pin-up: riconosciamo Rita Hayworth, Betty Grable e Ann Sheridan. Bucky nota il telefono, e accanto ad esso trova l'agendina di Johnny. Bucky la sfoglia rapidamente e nervosamente, ma non sembra trovare nulla che gli interessi. Si dirige allora verso la camera da letto.

Il letto è sfatto. Bucky apre i cassetti di un comodino, e trova dei preservativi e una pistola. Richiude il cassetto con forza.

EST. GIORNO - CASA DI FRITZ VOGEL

L'esterno della casa di Fritz Vogel, che abbiamo già visto precedentemente. Bucky è dall'altro lato della strada, e si guarda attorno per capire se c'è qualcuno che possa vederlo. Poi si dirige verso il retro della casa.

Ci troviamo all'interno della cucina. Bucky sembra dirigersi sicuro nel corridoio del pianterreno, verso una porta chiusa. La apre, e questa si rivela essere un piccolo studio. E' arredata semplicemente con una scrivania, una sedia, e un armadietto. Bucky si sofferma per un attimo a guardare una foto del giovane Fritz Vogel in uniforme, poi comincia la sua ricerca tra i documenti. Poco dopo dalla sua espressione capiamo che ha trovato ciò che gli interessava.

INT. SERA - STANZA ALL'EL NIDO

In sottofondo il tema Black Dahlia. Russ Millard è seduto sul letto della stanza. Bucky invece è in piedi: sta spiegando al collega cosa ha scoperto.

BUCKY: A casa di Fritz ho trovato accertamenti fiscali sul conto di criminali sui quali il Dipartimento non riusciva a mettere le mani. Ci sono due possibilità: o Vogel intralciava le indagini, o avvisava i sospetti prima dell'intervento dei federali.

RUSS (annuendo): Estorsione di primo grado, sottrazione di documenti ufficiali del Dipartimento, intralcio a indagini federali...

BUCKY: C'è dell'altro. La cartella di Charles Issler era a casa sua. Fritz aveva evidenziato un nome di donna: una certa Sally Stinson.

Russ si alza dal letto e stringe la mano a Bucky.

RUSS: Stiamo facendo progressi, agente.

BUCKY: E adesso che cosa facciamo?

RUSS: Cercheremo questa Sally Stinson.

BUCKY: E Fritzie? Voglio vederlo in croce.

RUSS: Lo so, ma dobbiamo pensarci bene. Siamo gli unici a sapere la verità, e quindi ci conviene restare in attesa fino ad un momento più opportuno.

Bucky annuisce, anche se non sembra molto convinto. Russ si mette il capotto, il cappello, e toccandosi la punta del cappello fa un cenno di saluto ad una foto di Elizabeth Short attaccata alla parete. Mentre sentiamo la porta aprirsi e richiudersi, la mdp rimane fissa sull'immagine della Dalia. La musica sfuma.

INT. MATTINA - CASA DI KAY

Bucky è seduto a tavola, in vestaglia, e legge un giornale. Kay, anche lei in vestaglia, sta facendo il caffè. Lo versa in due tazze che serve in tavola, e prima che Bucky cominci a bere, gli dà un bacio sulle labbra. Vengono interrotti dal telefono che squilla. Kay si siede e beve il suo caffè, mentre guarda Bucky che si alza e va a rispondere.

BUCKY: Si?

VOCE AL TELEFONO: Bucky, sono Russ. Oggi è il tuo giorno libero, giusto?

BUCKY: Si...

RUSS (al telefono): Abbiamo rintracciato Sally Stinson. Vediamoci tra mezz'ora al 1546 di North Havenhurst.

BUCKY: Corro.

Bucky mette giù la cornetta, si avvicina alla tavola e beve il suo caffè in un unico sorso. Poi si dirige in un'altra stanza, probabilmente per vestirsi. La mdp rimane su Kay, che scuote la testa, rassegnata.

EST. MATTINA - CASA

Bucky e Russ sono davanti alla porta di una piccola casa con giardino antistante. Sia a destra che a sinistra le case sono tutte uguali.

Particolare del campanello. Un dito lo preme, e ne sentiamo il suono.

VOCE FEMMINILE (dall'interno): Che cosa hai dimenticato stavolta? (dopo aver aperto la porta) Oh, merda.

Soggettiva di Russ e Bucky: una ragazza di colore (NEFERTERI SHEPHERD), con il trucco sfatto, ha un'espressione di disappunto nel vedere i due agenti bussare alla sua porta.

RUSS: Dipartimento di polizia di Los Angeles. Lei è Sally Stinson?

SALLY: No, sono Eleanor Roosevelt. Sentite, ho già parlato con un vostro collega...

BUCKY (interrompendola brusco): Si tratta di Betty Short. Preferisce rispondere qui alle nostre domande, o al carcere femminile?

Stacco.

Ci troviamo ora all'interno della casa di Sally Stinson. Russ e Bucky si sono accomodati su di un divano. Nella stanza non c'è molto altro, tranne due valigie sulle quali Sally si siede a cavalcioni, toccando con i piedi nudi per terra. Mentre Russ fa le domande, Bucky scrive tutto su di un taccuino.

RUSS: Cominciamo dal principio: quando ha conosciuto Betty Short?

SALLY: L'estate scorsa... scambiavamo qualche chiacchiera in un bar, quando arrivò Charlie Issler.

RUSS: Issler e la Short si conobbero lì?

SALLY: Si. Liz gli confessò di non avere un dollaro, e Charlie le propose un lavoro da fare con me ed un cliente.

RUSS: Ha lavorato altre volte con Liz?

SALLY: Si, quattro o cinque volte nel corso dell'estate...

RUSS: Ricorda qualche nome? Può descrivere qualcuno?

SALLY: La prima regola per fare la puttana è tenere gli occhi chiusi e dimenticare al più presto.

RUSS (sorride amaro): Che ne direbbe di raccontare che cosa ha fatto dal 10 al 15 gennaio?

Sally si accende una sigaretta. Prende tempo, poi si decide a parlare.

SALLY: Vi dirò quel che so, ma non sarò disposta a testimoniare da nessuna parte. Uscendo da qui dovrete dimenticarvi di me.

RUSS (scambiandosi una rapida occhiata con Bucky): Mi sembra una proposta accettabile.

SALLY (continuando a fumare): Venerdì 10 mi chiamò un tizio dicendo di essere un amico di Charlie. Voleva che scopassi con un ragazzo, per due giorni. Ero al verde, e mi offrì centocinquanta dollari, così accettai.

Russ prende dalla tasca della giacca due foto, e le mostra a Sally Stinson.

Soggettiva di Sally: la prima è una foto di Fritz Vogel. La seconda di sui figlio, Johnny.

SALLY (facendo un buco con la sigaretta su entrambe le foto): Si, erano loro due. Quando li vidi nell'albergo capii subito che si trattava di padre e figlio, e che erano entrambi piedipiatti. Il ragazzo era un sempliciotto, ma quando mi disse il nome del padre mi prese un colpo.

RUSS: Perché si spaventò sentendo il nome di Fritz Vogel?

SALLY: Per una storia che avevo sentito. Si prese la sifilide e, convinto che gliel'avesse attaccata una ragazza di colore, andò in un bordello e obbligò tutte le ragazze a dargliela prima di iniziare la cura.

RUSS: Ci parli di Johnny.

SALLY: Scopammo per tutto il pomeriggio, ma parlava troppo e non ne potei più. Scendemmo nell'atrio e lì incontrammo Liz. Aveva bisogno di soldi, così ci mettemmo d'accordo e Johnny scopò anche con lei.

A questo particolare Bucky solleva la testa dal taccuino e infastidito si rivolge a Sally Stinson.

BUCKY (brusco): Concluda la sua storia.

SALLY: Ripresi il mio posto dopo pranzo, e da quel giorno non vidi più Liz. Due giorni dopo la notizia della sua morte, Fritz Vogel venne a cercarmi, e andò su tutte le furie. Charlie Issler si era già auto-accusato dell'omicidio, e Fritz temeva che si venisse a sapere di suo figlio e della Dalia.

BUCKY (a Russ): Andiamo a prendere Johnny.

EST. GIORNO - STRADA

Russ è alla guida di una vettura della polizia. Bucky, dal lato del passeggero, guarda fuori dal finestrino con attenzione. L'andatura dell'auto non è elevata.

Soggettiva di Bucky: i marciapiedi di un quartiere non molto elegante e tranquillo di Los Angeles. A piedi, tra mendicanti e bidoni della spazzatura, un poliziotto: è Johnny Vogel.

Bucky scende praticamente al volo dalla macchina. Russ frena lì sul posto. Bucky si avvicina a passo svelto a Johnny Vogel, che è di spalle e non si è accorto di nulla.

BUCKY: Ehi, Johnny!

Soggettiva di Bucky: Johnny Vogel si gira verso di noi, e riconoscendoci accenna ad un saluto.

JOHNNY: Come mai in abiti civili, Bleichert?

Bucky è abbastanza vicino da mollargli un pugno nello stomaco. Johnny si piega in due dal dolore, e Bucky lo colpisce con un altro paio di colpi sempre al corpo. Poi lo getta di peso sul sedile posteriore dell'automobile, e sale di fianco a Vogel. Russ, al posto di guida, mette in moto.

INT. GIORNO - STANZA ALL'EL NIDO

Johnny Vogel è ammanettato ad una sedia al centro della stanza. Russ con un asciugamano bagnato sta pulendo la faccia di Johnny e cerca di fargli riprendere i sensi. Johnny apre lentamente gli occhi, e spaesato si guarda attorno. Bucky si alza dal letto dov'era seduto e gli si rivolge.

BUCKY (indicando una foto tra le tante sul muro): Che mi dici di Elizabeth Short? Te la ricordi?

RUSS: Cerca di non perdere la calma, Bucky. (a Johnny) Come ti chiami ragazzo?

JOHNNY: Mi conosci bene...

RUSS: Dimmelo lo stesso.

JOHNNY: Johnny Vogel.

RUSS: Come si chiama tuo padre, ragazzo?

JOHNNY: Oh, conosci bene anche lui... Friederich Vogel, Fritzie per gli amici.

RUSS: E gli amici come chiamavano Elizabeth Short?

JOHNNY: In tanti modi... Liz, Betty, Dalia...

RUSS: Ripensa a gennaio. Andasti in un albergo con una prostituta, vero?

JOHNNY (dopo un attimo impiegato per ricordare): Uh... Papà aveva lo sconto, perchè conosceva il giro.

RUSS: E lì conoscesti anche Liz, vero? Chi vi presentò?

JOHNNY: Quella puttana negra...

RUSS: Cosa faceste tu e Liz, Johnny? Racconta...

JOHNNY: Scopammo. Lei tenne su le calze, ma si lasciò baciare senza far problemi.

RUSS: Hai ucciso tu Liz?

JOHNNY (agitandosi sulla sedia): No! No!

RUSS: Sai chi l'ha uccisa?

JOHNNY: No!

RUSS: Tuo padre ha manomesso l'archivio dopo il ritrovamento del cadavere... lui la conosceva?

JOHNNY: No!

BUCKY: Stronzo, dicci che cosa c'entra tuo padre. Parla chiaro e senza giri di parole.

Bucky è alterato e guarda di traverso Johnny. Questi con tono di sfida gli risponde.

JOHNNY: Papà chiese a Ellis Loew di rilasciare Issler, il pappone, perché temeva che facesse il mio nome, ma non era possibile. Così si misero d'accordo per la messinscena con il cadavere, e hanno voluto che ci fossi tu, perché senza Lee sei una nullità, un pappamolla, un coniglio...

Johnny Vogel comincia a ridere istericamente. Bucky è furioso, e stringe i pugni.

BUCKY (con voce ferma): Johnny Vogel, sei in arresto per sfruttamento della prostituzione, occultamento di prove, ostruzione alla giustizia, e complicità in aggressione aggravata e percosse.

Johnny abbassa il capo, e sembra singhiozzare.

RUSS: Bucky, forse dovremmo pensarci su, consultarci con un legale... rischi di non far più ritorno all'Ufficio Investigativo.

BUCKY: Lo so. Ma ormai ci ho fatto il callo ai marciapiedi... non è poi così male.

Bucky sorride amaramente. Russ scuote la testa.

EST.MATTINO - DIPARTIMENTO DI POLIZIA

Bucky sale le scale che lo portano all'interno del Dipartimento, ma una folla di giornalisti gli ostacola il passaggio rivolgendogli una serie di domande e scattandogli foto.

GIORNALISTA: Agente Bleichert, può dirci quali sono i capi d'accusa contro Johnny Vogel?

BUCKY: Non ho commenti da fare.

Bucky si divincola e riesce ad entrare.

Stacco.

Bucky è nello spogliatoio, si sta mettendo la divisa per il suo giro di pattuglia.

VOCE ALL'ALTOPARLANTE: L'agente Bleichert si rechi immediatamente nell'ufficio del Capitano Tierney.

INT. MATTINA - UFFICIO DEL CAPITANO TIERNEY

Il capitano Tierney seduto dietro la sua scrivania. Bucky in piedi davanti a lui.

CPT. TIERNEY: Hai due settimane di ferie a partire da adesso, Bleichert. Quando ritornerai al lavoro verrai assegnato alla Scientifica.

BUCKY (per nulla sorpreso): Perché?

CPT. TIERNEY: Fritz Vogel si è fatto saltare le cervella, ecco perché.

Bucky saluta impettito il comandante, poi esce dall'ufficio.

EST. GIORNO - STRADA

Bucky nella sua automobile. Corre a velocità abbastanza sostenuta lungo una strada fuori città. Attorno a lui zone desertiche.

BUCKY (vfc): Avevo due settimane di tempo per cercare Lee. E per farlo dovevo ripartire dal Messico...

Soggettiva di Bucky (dall'interno della vettura): un cartello che indica le miglia che mancano a TIJUANA, MEXICO. Sentiamo in sottofondo Cielito Lindo del trio Los Panchos.

EST. GIORNO - CASERMA DI POLIZIA MESSICANA

La canzone continua. Bucky all'esterno di quella che sembra essere una chiesa, piuttosto diroccata. Ma l'insegna è inequivocabile: POLICIA. Bucky si avvicina all'agente messicano, con la tipica divisa nera, che c'è all'ingresso. Gli mostra il distintivo della polizia di L.A. La musica sfuma.

BUCKY: Polizia di Los Angeles, voglio vedere il comandante.

Stacco.

Siamo all'interno della caserma. Sulle pareti decine e decine di immagini sacre, con il volto di Gesù a farla da padrone. Su di una porta Bucky legge la scritta: CAPITAN. Bussa.

VOCE DALL'INTERNO: Entri pure, Agente Bleichert.

Bucky entra, si avvicina alla scrivania dove viene accolto con una stretta di mano dal Capitano Vasquez (RIP TORN): è un uomo di mezz'età, alto e robusto, con i capelli neri..

VASQUEZ: In che cosa posso esserle d'aiuto, agente?

Bucky mostra a Vasquez una foto di Lee Blanchard.

BUCKY: Quest'uomo è un agente della polizia di Los Angeles. Risulta introvabile dalla fine di gennaio ed è stata segnalata la sua presenza da queste parti.

Vasquez guarda la foto con attenzione, e sorridendo lascia intendere che ha riconosciuto Blanchard.

VASQUEZ: Lo stai cercando per fare la pace? O forse vorresti una rivincita?

BUCKY (farfugliando): Quando... quando l'ha visto?

VASQUEZ: Al Club Boxeo, un po' di tempo fa... parlammo di pugilato. Eri davvero suo amico?

BUCKY: Il suo migliore amico.

VASQUEZ: Beh, il tuo migliore amico sosteneva che i pesi piuma sono la categoria migliore. Ma scherziamo? Sono i medi: Graziano, La Motta...

BUCKY (interrompendolo): E' ancora in città?

VASQUEZ: No... ma ti porterò da lui.

EST. GIORNO - STRADA STERRATA

Vasquez è al posto di guida di una vettura nera della polizia messicana. Bucky è di fianco a lui. Stanno attraversando il deserto. Non sappiamo da quanto sono in viaggio.

VASQUEZ: Blanchard era stato a Tijuana verso gennaio, poi si è stabilito a Ensenada. Si comportava come un ricco gringo, pagava i miei uomini perché lo lasciassero libero di ubriacarsi e di fare a botte.

Bucky sembra accusare il colpo, e rimane in silenzio.

EST. SERA - STRADA STERRATA

Siamo in pieno deserto. La macchina con Vasquez e Bucky si ferma. Comincia un brano musicale (Elegy, di Bob Belden, che accompagnerà tutta la scena). Vasquez scende, e seguito da Bucky comincia a camminare verso la zona desertica, illuminandosi la via con una torcia.

VASQUEZ: Se Blanchard "era" tuo amico, reggiti forte.

A Bucky quasi prende un colpo. Ma Vasquez continua a parlare.

VASQUEZ: Sapevamo che sarebbe arrivato qualcuno a riprenderselo, così l'abbiamo fatto seppelire qui. Lo hanno trovato dei balordi che s'erano introdotti a casa sua.

Vasquez illumina con la torcia una croce di legno piantata nel terreno. Bucky cade sulle ginocchia, ai piedi della croce. Si tiene la testa tra le mani, piangendo. Poi, con foga, comincia a scavare a mani nude nel terreno. Vasquez, in piedi dietro di lui, gli fa luce con la torcia. La musica aumenta di volume.

La mdp si innalza perpendicolarmente sulla scena, allontanandosi da Bucky e dal capitano Vasquez.

INT. MATTINA - CASA DI KAY

La porta di casa si spalanca: Bucky, con andatura lenta, entra in casa. Kay sembrava non aspettare altro che il suo arrivo, e gli va incontro.

BUCKY: Lee è morto.

Kay rimane immobile. Bucky invece va verso il divano e ci si siede.

BUCKY: Devo chiamare Russ, è necessario che se ne occupi qualcuno con le mani pulite.

Bucky comincia a comporre un numero di telefono all'apparecchio posto sul tavolino accanto al divano, ma Kay gli ferma la mano.

KAY: No, prima voglio parlare con te. (sedendosi sul divano) Faresti del male a Lee se ti ostinassi su questa strada.

BUCKY: Non si può fare del male ai morti.

KAY (accarezzando sulla guancia Bucky): Oh si, invece, bambino...

BUCKY (alzandosi, brusco): Non mi chiamare in quel modo.

KAY: Rischi di fare del male a lui e a noi due...

BUCKY: Spiegami perché.

Kay giocherella per un attimo con la cintura della sua vestaglia. Poi senza guardare Bucky comincia a parlare.

KAY: Quando De Witt finì sotto processo, io e Lee ci conoscevamo già in realtà. Lui voleva salvarmi da Bobby, e ci riuscì.

Bucky rimane in silenzio, e guarda fisso Kay, che invece continua a tenere lo sguardo basso.

KAY: Fu Lee ad ideare la rapina, con tre complici. Due rimasero uccisi.

Bucky ormai non si sorprende più di niente.

BUCKY: E il terzo era De Witt...

KAY: No. Ma Lee riuscì a far incolpare De Witt al posto suo, così potemmo andare a vivere assieme. Bobby promise di vendicarsi, ma nemmeno lui aveva capito che la mente della rapina era Lee.

BUCKY: Cos'è che tormentava Lee allora?

KAY: Il terzo complice sapeva che De Witt stava per ottenere la libertà vigilata, e ricattò Lee: diecimila dollari in cambio del suo silenzio sull'organizzazione della rapina.

BUCKY: Chi era il terzo uomo?

KAY: Si chiamava Baxter Fitch. L'avete fatto fuori tu e Lee.

Primo piano di Bucky. Parte un FLASHBACK:

Bucky e Lee stanno perquisendo tre ragazzi di colore e un uomo bianco: è lui Baxter Fitch.

UOMO BIANCO: Ma che diavolo... Blanchard?

Soggettiva di Bucky: il nero accanto a Lee ha abbassato le mani verso la cintura e ne ha estratto un oggetto dai riflessi metallici.

BUCKY (gridando): Socio!

Bucky impugna la sua pistola. L'uomo bianco si volta e Lee lo spara in faccia due volte.

Fine del FLASHBACK: siamo di nuovo nel salotto della casa di Kay.

KAY: Non pensare che Lee si sia servito di te...

A Kay scappa finalmente una lacrima. Bucky è in piedi, e dopo questa lunga confessione non sa più cosa pensare.

Schermo nero. Dopo qualche istante, prima della scena successiva, parte la canzone di Nat King Cole "Perfidia".

INT. CASA DI KAY - SERA

Scritta in sovrimpressione:

AUTUNNO 1948

Mentre continua la canzone: Kay è in cucina, intenta a cucinare la cena. Dopo un po' entra Bucky, probabilmente dal lavoro: si avvicina silenziosamente da dietro a Kay, e la cinge in un abbraccio. Le sussurra qualcosa all'orecchio. La mdp inquadra il particolare delle mani di Kay e di Bucky: entrambi portano al dito la fede nuziale. Mentre in sottofondo continua la canzone, sentiamo la voce fuori campo di Bucky.

BUCKY (vfc): Il nostro primo anno di matrimonio procedeva tra alti e bassi...

Stacco.

La mdp inquadra adesso le due fedi nuziali, appoggiate su di una mensoletta. Siamo nel bagno. In sottofondo sempre la canzone di Nat King Cole.

BUCKY (vfc): Bill Koenig si era beccato una pallottola in faccia, ed Ellis Loew era stato trombato alle primarie repubblicane...

Vediamo le sagome di Kay e Bucky nascoste dalla tendina della doccia: stanno amoreggiando.

BUCKY (vfc): ... mentre per Emmett Sprague erano tempi duri: la Camera di Commercio aveva deciso che dalla scritta Hollywoodland dovessero scomparire le ultime quattro lettere.

La musica sfuma.

INT. CAMERA DA LETTO - SERA

Inquadratura perpendicolare sul letto: Bucky è sul lato destro, Kay su quello sinistro.

BUCKY: Ho trovato dei soldi per caso, oggi.

KAY (prendendolo in giro): Non credo che questo ci cambierà la vita.

BUCKY: Duemila dollari. In casa, sotto un listello del pavimento che volevo sistemare.

Kay si volta verso di lui.

KAY (dopo qualche attimo, ironica): E così Lee ci ha lasciato un'eredità...

BUCKY (sempre più serio): Non direi. Li ho bruciati nel camino.

KAY: Ti sentirai con la coscienza a posto, adesso. Buonanotte, Dwight.

Kay si volta, dando le spalle a Bucky, e appoggia la testa sul cuscino. Bucky, invece, rimane sveglio, in posizione supina.

INT. MATTINA - CASA DI KAY

Squilla il telefono. Bucky sta dormendo sul divano. Allunga il braccio verso il tavolino, e alza la cornetta.

BUCKY (sbadigliando): Si?

VOCE AL TELEFONO: Stavi dormendo?

BUCKY: Parla pure.

VOCE AL TELEFONO: Abbiamo un suicidio con arma da fuoco, risale a ieri sera. Eldridge Chambers, un riccone: 485 South Murfield.

Bucky si stropiccia gli occhi: l'indirizzo corrisponde alla stessa strada dove abita la famiglia Sprague.

BUCKY: Il luogo è stato sigillato?

VOCE AL TELEFONO: Si, e il cadavere è stato già rimosso. Devi fare solo qualche rivelamento e consegnare il rapporto.

EST. GIORNO - VILLETTA LUSSUOSA

Bucky suona il campanello di una villetta in stile coloniale. Gli apre la porta una donna di mezz'età, affascinante (CYBILL SHEPERD): supponiamo sia la moglie del suicida. E' in completo da giardinaggio, e tiene in mano un paio di cesoie. Da una radio all'interno della casa sentiamo un brano musicale: Send in the Clowns, di Stan Kenton.

BUCKY: Sono l'agente Bleichert della Polizia di Los Angeles. Le porgo le mie condoglianze, signora...

SIG.RA CHAMBERS: Jane Chambers. Lei è della scientifica?

BUCKY: Si. Se mi indica il posto me ne occupo subito senza arrecarle altro disturbo.

Jane Chambers lascia entrare Bucky.

JANE (indicandogli la via): Lo studio si trova oltre la sala da pranzo, c'è un nastro steso. Adesso, se vuole scusarmi, vado ad occuparmi del giardino.

Stacco.

Bucky, provenendo dal corridoio, torna nell'ingresso. Si guarda attorno, e nota una veranda, e oltre questa un piccolo giardino ben curato, dove Jane Chambers è impegnata. Rimane lì a guardare le foto e i quadri appesi alle pareti. La sua attenzione è catturata da una foto di famiglia, in cui Jane è con un uomo (suo marito evidentemente) e due giovani ragazze.

JANE (fuori campo): Le altre sopravvissute. Graziose, vero?

Bucky si volta e nota Jane, inzaccherata di erba e terreno.

BUCKY: Come la madre. Quanti anni hanno?

JANE: Linda ventitré e Carol venti. Ha finito di lavorare nello studio?

BUCKY: Si. Dica a chi si occuperà delle pulizie di usare ammoniaca pura. Signora Chambers...

JANE: Jane.

BUCKY: Jane, conosce Madeleine e Martha Sprague?

JANE (sbuffando): Ho frequentato sia le ragazze sia la famiglia. Lei come le conosce?

BUCKY: Mi è capitato di lavorare per loro.

JANE: Può considerarsi fortunato se non li ha frequentati a lungo.

BUCKY: Che cosa intende dire?

Squilla un telefono. Jane chiede scusa e va a rispondere. Bucky torna a guardare le pareti, e stavolta nota un quadro che raffigura un clown. Jane intanto torna da Bucky.

JANE: Mentre ero in giardino mi è sembrato di ricordare il tuo nome. Non eri una specie di atleta?

BUCKY (sorridendo): Un pugile.

JANE: Vuoi venire a prendere con me il tè in giardino?

Bucky annuisce. Jane gli fa strada verso la veranda.

Stacco.

Bucky e Jane sono seduti su due sdraio, e bevono il tè nel giardino.

JANE (sedendosi): Eldridge aveva il cancro, e quasi me l'aspettavo. Non un colpo di fucile in casa, però.

BUCKY: Eravate molto affiatati?

JANE: No, non più come una volta. Con le ragazze cresciute, avremmo finito per divorziare. Sei sposato?

BUCKY: Si, da quasi un anno.

Jane sorseggio il tè.

JANE: Mio Dio, uno sposino. Il massimo, vero?

Bucky assume un'espressione che lascia trasparire tutt'altro che felicità e soddisfazione. Jane capisce e cambia discorso.

JANE: Scusami... Come hai conosciuto gli Sprague?

BUCKY: Frequentavo Madeleine prima di conoscere mia moglie. E tu li conosci bene?

JANE: Eldridge ed Emmett erano soci in affari. Quando mio marito scoprì che Emmett costruiva case con materiale di scarto, lo fece espellere dall'Associazione Costruttori Edili.

BUCKY: Non denunciò Emmett alla polizia?

JANE: No, aveva paura dei suoi legami con la delinquenza. Ma di recente si era incontrato con dei consiglieri municipali: sono sicura che abbia vuotato il sacco sulle magagne di Emmett.

BUCKY: Chissà, forse Emmett sta per crollare. Magari proprio grazie a tuo marito.

Jane picchietta il dito inanellato sul piano del tavolo.

JANE (sorridendo): Quanti anni hai, Bucky?

BUCKY: Trentadue.

JANE: Bene, adesso sono io la curiosa. Come è possibile che un ex pugile, un poliziotto, sia finito fra le braccia di Madeleine Sprague?

BUCKY: La fermai per un semaforo rosso e una cosa tirò l'altra... Che cosa sai sul suo conto?

JANE: Ramona allestiva delle recite in giardino, e coinvolgeva sempre anche le mie ragazze. Ma quando vidi che faceva rappresentare le imprese di guerra di Emmett e del suo amico Georgie Tilden, non permisi più a Linda e Carol di recarsi a casa Sprague.

Bucky annuisce, e finisce il suo tè. Jane picchietta sul piano del tavolo con il dito inanellato.

JANE (sarcastica): Sai che idea mi dai? Di essere poco voyeur.

BUCKY (sorridendo): Tu invece sei un po' pettegola.

JANE (sorridendo): Andiamo, ti riaccompagno.

Bucky e Jane si dirigono verso l'ingresso. Arrivati nell'altrio, Bucky si ferma di nuovo a guardare il quadro che raffigura il pagliaccio.

BUCKY: Accidenti, ma è mostruoso...

JANE: Eldridge me lo comprò per il mio quarantanovesimo compleanno, ma io lo detesto. Vuoi portartelo via?

BUCKY: No, grazie.

JANE: Grazie a te. Le tue sono state le migliori condoglianze.

Bucky e Jane si salutano, e mentre Jane rimane sulla porta, vediamo Bucky allontanarsi.

Stacco.

Bucky è accanto alla macchina e ci sale su. Casa Sprague è proprio di fronte a quella di Jane Chambers. Proprio in quel momento, Madeleine sta uscendo di casa a piedi. Per un attimo Bucky e Madeleine si guardano. Poi lui rimette in moto e va via.

INT. SERA - CASA DI KAY

Bucky rientra in casa, ma non ci sono luci accese, e c'è un silenzio spettrale. Si muove nella penombra, si toglie la giacca, e sale al piano di sopra. Va verso la camera da letto, e prova ad aprire la porta: è chiusa. Dall'interno, sentiamo Kay singhiozzare e piangere.

EST. SERA - AUTO DI BUCKY

Bucky è nella sua auto. Mentre guida ascoltiamo un dialogo che ha avuto a telefono poco prima. In sottofondo Danza d'Amour, di Bob Belden.

VOCE FEMMINILE AL TELEFONO: Pronto, casa Sprague.

BUCKY: Madeleine...

MADELEINE (al telefono): Bucky, sei tu?

BUCKY: Si...

MADELEINE (al telefono): Vieni a casa, tesoro. Gli altri sono via...

Bucky parcheggia l'auto davanti casa Sprague. La porta si apre, e riconosciamo la sagoma di Madeleine, anche se non si distingue bene. Bucky scende dalla macchina e le va incontro.

Madeleine è vestita interamente di nero. L'acconciatura dei capelli ricorda quella di Elizabeth Short. Prende Bucky per il colletto della giacca, e lo trascina dentro casa.

BUCKY (accennando ai vestiti di lei): Che cosa significa...?

MADELEINE: E' tutto ciò che ho per tenerti legato a me...

Madeleine bacia appassionatamente Bucky.

EST. MATTINA - CASA DI KAY

Bucky sta parcheggiando l'auto davanti casa di Kay, quando nota che due uomini stanno sistemando in giardino una serie di valigie.

BUCKY (gridando): Ehi, fermi, dannazione!

Gli uomini lo ignorano. Sugli scalini di casa fa capolino Kay. Ha lo stesso vestito che indossava quando ha conosciuto Bucky.

BUCKY: Bambina, perché?

KAY (con gli occhi pieni di lacrime): Che cosa credi, che non abbia capito dove hai passato la notte? Dwight, quella donna è la controfigura dell'altra, quella morta. Puoi avere lei, non me.

Bucky si avvicina a Kay, che si sottrae al suo tentativo di toccarla.

KAY: Mi fai schifo!

Bucky rinuncia a continuare la conversazione. Carica i bagagli sulla sua macchina.

INT. SERA - STANZA ALL'EL NIDO

In sottofondo il tema Black Dahlia. Bucky è nella stanza con Millard: i suoi bagagli sono sparsi sul pavimento. Bucky è intento a cercare qualcosa negli schedari riguardanti il caso Short.

BUCKY: Ci ho pensato prima, uscendo dal cinema...

RUSS: Cosa sei andato a vedere?

BUCKY: Duello al sole, con Burt Lancaster... (trovando quello che cercava) Eccolo!

Russ si alza e affianca Bucky per leggere un foglio. La mdp lo inquadra: la data è quella del 22 gennaio 1947, una settimana dopo l'omicidio della Dalia.

RUSS: Ricordo questa deposizione, Buzz Meeks la rilasciò ad Harry Sears...

BUCKY: Nell'agendina di Betty c'erano parecchi nomi di gente del cinema, anche se di basso rango. Eppure Meeks, sebbene sia l'uomo di collegamento del Dipartimento con Hollywood, dichiarò che non gli risultava nulla a riguardo...

Russ rilegge la deposizione, e annuisce. Bucky sembra stanco, ma su di giri. La musica sfuma.

INT. GIORNO - UFFICIO DI BUZZ MEEKS

Bucky, accompagnato da una segretaria, entra nell'ufficio di Buzz Meeks. Questi è un uomo tarchiato con pochi capelli, ma elegante (KURT FULLER). Bucky gli stringe la mano, e nota sulle pareti varie foto di Meeks in compagnia di celebrità: riconosciamo tra gli altri Mickey Rooney e George Raft.

MEEKS: Che cosa posso fare per lei, agente...?

BUCKY: Bleichert. Vorrei porle alcune domande su un caso per il quale ha collaborato con la Omicidi.

MEEKS: Lei è della squadra?

BUCKY: Lo ero. Ma è una questione personale.

MEEKS: Non le ha mai detto nessuno che i poliziotti che si lasciano coinvolgere finiscono sempre male?

BUCKY: Me lo dicono continuamente. Lei ha scopato molte attricette, signor Meeks?

MEEKS: Ho scopato Carole Lombard. Le darei il numero se non fosse morta!

BUCKY: Ha scopato anche con Betty Short?

Meeks si innervosisce a questa domanda. Bucky ha fatto centro.

MEEKS: Blanchard deve averla colpito davvero forte... il caso di quella puttanella è chiuso.

BUCKY (alzandosi e battendo un pugno sulla scrivania): Non chiamarla più in quel modo.

MEEKS: Oh, sei un duro... Dimmi che vuoi.

BUCKY: All'inizio delle indagini tu dichiarasti che non ti risultavano contatti fra Betty Short e gli ambienti del cinema. Perché mentisti?

MEEKS: Non l'ho uccisa io, e non so chi sia stato. Stai cercando di inculare l'uomo sbagliato...

Bucky estrae la pistola, e punta la canna qua e là per la stanza.

BUCKY: Invece io credo sia proprio tu l'uomo giusto.

MEEKS: Ho occultato delle prove, è vero, ma non hanno nulla a che fare con l'omicidio della Dalia.

BUCKY (puntando la pistola verso Meeks): Avanti, stronzo, parla.

MEEKS: Un produttore della Universal conobbe la Short l'11 gennaio: lei si aspettava un provino, il produttore invece voleva solo divertirsi con lei, con altri amici. La ragazza li insultò e andò via. Ma ho fatto dei controlli, nessuno di loro poteva essere l'assasino, credimi...

BUCKY: Meeks, perchè non hai riferito questa storia?

MEEKS: Telefonai a Ellis Loew... fu lui a dirmi di non riferire niente. Uno degli amici del produttore era un pezzo grosso del Partito Repubblicano, e Loew in vista della sua candidatura non voleva coinvolgerlo nel caso.

BUCKY: Quanto ti ha pagato Loew per tenere la bocca chiusa?

MEEKS: Mille...

Meeks teme una reazione di Bucky, che invece gi dà le spalle sdegnato ed esce da lì.

BUCKY (vfc): I giorni mancanti della Dalia si stavano ricostruendo: il 10 era stata con Red Manley; l'11 a casa del produttore...

INT. GIORNO - DIPARTIMENTO DI POLIZIA

Bucky è nel dipartimento, sta lavorando a delle scartoffie. La sua voce fuori campo continua la narrazione.

BUCKY (vfc): ... la sera e il mattino dopo era stata con Johnny Vogel e Sally Stinson; il 12 aveva incontrato anche Dulange...

Squilla il telefono. Bucky alza la cornetta.

BUCKY: Si?

VOCE FEMMINILE AL TELEFONO: Bucky? Tesoro, sei tu?

BUCKY: Madeleine, non ho tempo adesso.

MADELEINE (voce al telefono): Credevo fossi morto... avresti potuto telefonarmi.

BUCKY: Madeleine, Cristo Santo...

MADELEINE: Tesoro, ho bisogno di vederti. Papà è distrutto, stanno abbattendo alcune case di sua proprietà, e togliendo quelle lettere dall'insegna sulla collina...

BUCKY: Senti, non posso parlare con te ora.

Bucky mette giù la cornetta con forza. Ma dopo pochi attimi suona di nuovo.

BUCKY (rispondendo al telefono): Ti ho già detto che sto lavorando...

VOCE MASCHILE: Bucky?

BUCKY: Russ, sei tu?

VOCE AL TELEFONO: Sono Harry. Sono in cima alla collina, stanno abbattendo tutto, ma un uomo di pattuglia ha trovato una baracca con del sangue sparso dappertutto. Ci sono copie del giornale del 12 e del 13...

BUCKY: Porto con me l'attrezzatura per i rilievi e le impronte. Sarò li fra una ventina di minuti.

Bucky non mette nemmeno giù la cornetta decentemente, che già è fuori dal suo ufficio.

EST. GIORNO - COLLINA DI HOLLYWOOD

Bucky parcheggia la macchina e scende frettolosamente. Dà uno sguardo più in su, dove c'è l'insegna gigante: le ultime due lettere di HOLLYWOODLAND sono state abbattute. Una folla di persone sta assistendo alla scena, mentre una banda suona Hooray For Hollywood.

Bucky va verso la zona delimitata dai nastri, e Harry Sears lo fa passare.

HARRY: Gesù, è stato un colpo di fortuna. Un agente doveva sfollare i vagabondi prima dell'inizio delle demolizioni, ed è capitato in quella baracca.

Stacco.

Harry apre la porta di legno della baracca. Lascia che Bucky lo preceda.

Soggettiva di Bucky: alle pareti sono attaccate foto pornografiche di donne mutilate e sfigurate. Sul pavimento un materasso incrostato di sangue, pieno di mosche e scarafaggi. In un angolo uno scaffale con dei libri. La mdp si avvicina: trattati di anatomia, libretti di fantascienza, e un libro di Victor Hugo, "L'uomo che ride".

HARRY: Bucky?

BUCKY: Vai a chiamare Russ, e digli dove siamo e che cosa abbiamo trovato.

HARRY: Russ non sarà di ritorno da Tucson prima di domani.

BUCKY: Allora lasciami lavorare.

Mentre dall'esterno sentiamo ancora la banda suonare, Harry esce dalla baracca, e chiude la porta.

Non sentiamo più la musica, ma un silenzio spettrale. Bucky prende gli strumenti del suo mestiere e comincia a cospargere di polvere le superfici disponibili, per il rilevamento delle impronte. Sentiamo fuori campo la voce di Emmett Sprague. Bucky si sta ricordando di un particolare.

EMMETT (vfc): Purtroppo Georgie frequentò la gente sbagliata. Nel '36 restò sfigurato in un incidente: ora fa il guardiano in alcune mie proprietà...

Stacco.

Ancora immerso nel silenzio, Bucky apre la porta della baracca, e ne esce. Guarda in alto: l'insegna è ridotta a quella che conosciamo noi tuttora: HOLLYWOOD. La banda sta suonando: There's No Business Like Show Business.

EST. GIORNO - CASA SPRAGUE

Bucky ha parcheggiato l'auto, e si sta dirigendo verso il retro di casa Sprague. Vede una finestra aperta, e entra da lì. Scatoloni sono ammassati sul pavimento. Bucky estrae la pistola. Sente delle voci e si dirige verso il piano superiore. In sottofondo suona un brano di Schubert, "Trout quintet".

EMMETT (voce dall'interno): ... dovrò pagare una multa salata, ragazza mia. Violazione alle leggi sulla sicurezza e la salute, come minimo. E' giunto il momento di portarvi tutte e tre a fare il giro della Scozia. Quando ogni cosa sarà di nuovo a posto ritorneremo.

MADELEINE (voce dall'interno): Ma io non voglio andare in Scozia, papà... quando ti è capitato di parlarne hai sempre detto che era tremenda e provinciale...

La porta è socchiusa e Bucky riesce a vedere all'interno. Emmett e Madeleine sono distesi sul letto, vestiti. Lui le sta accarezzando la schiena.

EMMETT: Non sarà mica perché non vuoi perdere il tuo amichetto? Bleichert ci è stato utile, ma tempo fa. Non avresti dovuto riallacciare i rapporti con lui...

Bucky entra nella stanza impugnando la pistola. Madeleine emette un grido.

BUCKY: Elizabeth Short è stata uccisa in una delle casa di sua proprietà, Emmett. E' stato Georgie Tilden ad ucciderla?

Madeleine spalanca gli occhi, e trema. Emmett tiene lo sguardo fisso sulla pistola di Bucky.

EMMETT: Vuoi che di dica dove puoi rintracciare Georgie?

BUCKY: No, prima voglio che mi spieghi che cosa c'è fra voi due.

EMMETT: Sono pronto a dirti dove puoi trovare Georgie, ma lascia perdere il resto.

Emmett toglie la mano dalla gamba di Madeleine, che si pulisce il viso dagli sbaffi di rossetto.

BUCKY (a Madeleine): E' stato tuo padre a dirti di scopare con me?

Emmett porta la sua mano sul viso di Madeleine, per rassicurarla ma anche per farla stare zitta.

EMMETT: Parliamo di affari, ragazzo. Quanto vuoi per lasciare la famiglia Sprague fuori da questa storia?

Bucky punta la pistola verso Emmett, e Madeleine, con gli occhi pieni di lacrime, risponde a Bucky.

MADELEINE: Lui non è davvero mio padre... e noi non siamo davvero... insomma, non facciamo niente di male.

BUCKY: E allora chi è tuo padre?

EMMETT: Mi congratulo per il tuo lavoro investigativo, Bucky, ma né io né te vogliamo fare del male a Maddy: una discussione sulle nostre traversie familiari potrebbe turbarla...

Bucky, che non ha smesso di tenere puntata la pistola verso Emmett e Madeleine, carica il grilletto.

BUCKY: Voglio sapere tutta la storia.

Emmett china il capo, e si prepara a parlare.

EMMETT: Quando Maddy compì 11 anni, mi resi conto che non somigliava a me, ma a Georgie, così gli affettai il viso con un coltello. Però me ne pentii, gli chiesi di perdonarmi, e da allora faccio in modo che sopravviva, in un modo o nell'altro.

BUCKY: Ma a Georgie partì il cervello, vero?

EMMETT: No, Georgie era già strano... suo padre, un anatomista, poteva sezionare i cadaveri dei criminali giustiziati per i suoi studi, e lasciava giocare suo figlio con gli organi che gettava via.

BUCKY: Come ha potuto mantenere rapporti con un simile folle?

EMMETT: Per me Georgie è come un fratello, anche se un po' matto. Fu lui a salvarmi la vita in guerra, e a convincermi a venire in America...

BUCKY: Georgie ha avuto qualcosa a che fare con il film porno girato da Betty e Linda Martin?

Emmett si alza, ma è Madeleine a parlare.

MADELEINE: Linda e Betty avevano bisogno di un posto per girare il film, e le lasciai girare in una delle case sfitte di papà... Georgie vide Betty e gli piacque... forse perché mi somigliava... perché somigliava a sua figlia...

BUCKY (infastidito): E allora?

MADELEINE: Georgie venne da papà e gli chiese di avere Betty, ricattandolo. Intanto Betty mi chiamò perché aveva bisogno di soldi, e allora papà le offrì del denaro perché scopasse con Georgie. Credimi, eravamo convinti che Georgie la volesse solo per una questione di sesso.

BUCKY: Lo credevate nonostante i suoi precedenti?

EMMETT (alzando la voce): Gli piaceva toccare le cose morte, ma sembrava inoffensivo... Non potevo suppore che fosse un dannato assassino!

BUCKY: Poi?

MADELEINE: Betty e George presero l'autobus alla fermata accanto. Pensavamo che andassero in qualche posto decente.

BUCKY: Come il Red Arrow Motel?

MADELEINE (guardando Bucky con odio): No, come qualcuna delle vecchie case di cui Georgie si occupava. Betty aveva dimenticato la borsetta e pensavamo che sarebbe tornata a prenderla, ma non tornarono né lei, né Georgie. Quando uscirono i giornali, capimmo che cos'era successo.

BUCKY: Se Betty dimenticò qui la sua borsetta, chi spedì alla polizia le foto e l'agendina nera?

MADELEINE: Questa è stata un'idea di mia sorella Martha. Lei sapeva che conoscevo Betty, e voleva vedermi implicata.

BUCKY (a Emmett): Ora puoi dirmi dov'è Georgie.

EMMETT: Con ogni probabilità è in una delle mie case sfitte. Ti porto l'elenco.

BUCKY: Voglio anche i vostri quattro passaporti.

Emmett esce dalla stanza.

MADELEINE: Mi piacevi davvero Bucky. Davvero.

BUCKY: Risparmia il tuo affetto per papà.

MADELEINE: Che cosa hai intenzione di fare adesso?

BUCKY: Andrò a cercare Georgie.

Emmett torna nella stanza. Consegna a Bucky quattro passaporti, e un foglio di carta.

MADELEINE (a Bucky): Racconterò tutto di noi.

Bucky si avvicina a Madeleine. La guarda dritta negli occhi.

BUCKY: Bene. Vuol dire che sprofonderemo insieme.

INT. GIORNO - AUTO DI BUCKY

Bucky è in auto. E' parcheggiato in una zona che non conosciamo. Sta guardando il foglio che gli ha dato Emmett Sprague, con l'elenco dei possibili indirizzi di Georgie Tilden. La mdp inquadra il foglio: Bucky ha già cancellato con una riga di penna nera molti degli indirizzi. Ne mancano ancora una decina.

Poi posa il foglio, e scende dalla macchina. Bucky è davanti ad un piccolo edificio, in un vicolo cieco. Non solo il palazzo, ma l'intero isolato sembra disabitato.

Stacco.

Bucky spalanca una porta, ed entra nell'appartamento che gli interessa. Le tende non lasciano filtrare luce dall'esterno, e quando Bucky prova ad prova a premere l'interruttore, la luce non si accende. Bucky si aggira così nella semi-oscurità nell'appartamento.

Ad una parete, nota degli scaffali. Avvicinandosi si accorge che vi sono conservati una serie di vasi di diverse dimensioni. Bucky ne prende uno, e al suo interno vede fluttuare un liquido denso, e qualcosa che non riesce a definire. Scuote il vaso, per distinguere meglio, e si accorge che è un dito umano. Il vaso gli sfugge di mano, e cadendo a terra si frantuma. Bucky fa qualche passo indietro, e nota sul pavimento un materasso, sporco di sangue (proprio come c'era nella baracca sulla collina). Bucky si inginocchia per vedere meglio, quando un rumore dietro di lui lo fa girare di scatto.

Soggettiva di Bucky: non distinguendo bene a causa del buio, riusciamo comunque a vedere la figura di un uomo, e notiamo che ha il volto deturpato: è Georgie Tilden (DENNIS FRANZ). Bucky fa per estrarre la pistola, ma Georgie gli si getta addosso con un coltello. Bucky per fermare con le mani Georgie perde la pistola.

Georgie è sopra Bucky, e cerca di colpirlo, ma quest'ultimo però riesce a forza a trattenere le braccia di Tilden. Poi Bucky con una ginocchiata colpisce Georgie nelle parti basse, si avventa sulla pistola, e gli spara al volto.

Schermo nero.

INT. SERA - STANZA ALL'EL NIDO

In sottofondo il tema Black Dahlia. Russ è seduto sul letto: Bucky è in piedi, e gli ha raccontato tutto.

RUSS: Bucky, il caso deve rimanere aperto. Se raccontassi al Dipartimento tutto quello che hai detto a me stasera verresti espulso.

BUCKY: Il cadavere di Georgie è ancora lì...

RUSS (alzandosi): Pensa a riposare. Passerò io di lì e brucerò tutto. Farò un favore a questa città.

BUCKY: Non riuscirò a dormire... c'è ancora qualcosa che non mi torna.

Parte un FLASBHACK:

Bucky sta girando con la sua auto alla ricerca di Lee: siamo nella zona dei locali per lesbiche. Fuori il La Verne's Hideaway, vede la Ford di Lee.

Bucky ferma la propria auto dietro quella di Lee. Scende ed entra nel locale.

Lee sta urlando nei confronti di varie lesbiche.

LEE: Dannate leccapassere, avete visto un film intitolato Schiave dell'inferno? Comprate la vostra robaccia da un messicano sulla quarantina?

Fine del FLASHBACK.

Primo piano di Bucky, pensieroso. Il tema musicale sfuma.

INT. GIORNO - MENSA

Bucky si aggira per una mensa aziendale, e nota chi sta cercando: seduta ad un tavolo da sola, Martha Sprague (MAGGIE GYLLENHAAL). Sta leggendo un giornale. Bucky le si avvicina, e lei accorgendosi della sua presenza posa il giornale.

MARTHA: Buongiorno, signor Bleichert.

BUCKY: Non sembra sorpresa di vedermi.

MARTHA: No, non sono sorpresa di vederla. Papà mi ha detto che aveva scoperto tutto su Georgie.

Soggettiva di Bucky: posa per un attimo lo sguardo sul giornale: parla dell'incendio in cui sarebbe morto Georgie.

BUCKY: Era al corrente di ciò che aveva fatto il "povero" Georgie?

MARTHA: Si, fin dall'inizio, anche se Madeleine e papà credevano che come mamma non ne fossi al corrente. E' stato lei a ucciderlo?

Bucky rimane in silenzio.

MARTHA: Farà del male alla mia famiglia?

BUCKY: Non so ancora che cosa farò.

MARTHA: Papà e Madeleine sono tremendi... ma anch'io ho fatto la mia parte, per danneggiarli.

BUCKY: Spedendo le cose di Betty?

MARTHA: Si, ma anche se avrei dovuto farlo, non ebbi il coraggio di mandare il nostro numero, così strappai la pagina. La polizia sarebbe dovuta arrivare in ogni caso a papà e Madeleine...

BUCKY: Fu sempre lei a fare una telefonata alla polizia indicando il "La Verne's Hideaway"? Parlò con...

MARTHA (interrompendolo, e abbassando lo sguardo): Dissi a quel poliziotto che mia sorella frequentava il giro delle lesbiche, che aveva incontrato un poliziotto di nome Bucky Bleichert al La Verne's, e che aveva scopato con lui la notte seguente. Ero gelosa, ma volevo far del male a Madeleine, non a lei, Bleichert.

Parte un FLASHBACK:

Lee e Bucky sono nel loro ufficio, seduti alla scrivania. Squilla il telefono e Lee risponde.

LEE (rispondendo al telefono): Omicidi, parla il sergente Blanchard.

Mentre Lee parla al telefono, Bucky legge gli appunti degli interrogatori che ha condotto. Poco dopo, Lee posa il ricevitore.

BUCKY (sollevando lo sguardo): Qualcosa d'interessante?

LEE (frustrato): Un altro maniaco...

Fine del FLASHBACK.

MARTHA: Lee Blanchard venne a casa nostra e disse a papà che avrebbe coinvolto Madeleine nel caso Short: ma anche che stava per lasciare la città, e in cambio di una bella cifra non avrebbe fiatato. Papà accettò e gli consegno tutto il denaro che aveva in cassaforte.

BUCKY: C'è altro?

MARTHA: Blanchard tornò il giorno dopo a batter cassa, e quando papà rifiutò lo picchiò e lo interrogò su Elizabeth Short. Madeleine e io udimmo tutto: io ero felice e lei sconvolta. Alla fine papà acconsentì a dargli centomila dollari e gli spiegò quel che era successo fra Georgie ed Elizabeth Short.

Parte un FLASHBACK:

Lee è nei bagni della centrale, Bucky sopraggiunge carico di rabbia.

Lee allora, con lo sguardo totalmente assente, solleva le mani dal lavandino, mostrandole a Bucky: sono sporche di sangue.

LEE: Ho fatto a cazzotti con il muro, per punirmi...

Fine del FLASHBACK.

Siamo di nuovo alla mensa.

MARTHA: Il giorno dopo una donna venne a ritirare i soldi. Tutto qui.

Bucky prende il portafogli, estrae una foto di Kay, e la mostra a Martha.

MARTHA: Si, è lei. Non faccia del male alla mia famiglia, per piacere.

BUCKY (alzandosi in piedi): Stia lontano da loro, Martha. Rischiano di rovinarla.

EST. GIORNO - SCUOLA ELEMENTARE

Bucky è seduto nella sua macchina, parcheggiata davanti la scuola elementare dove insegna Kay. Tra una folla di ragazzini e madri premurose, finalmente la vede uscire da scuola. Scende dalla macchina e le si fa incontro deciso.

BUCKY: Sei andata a ritirare dei soldi per Lee. Qual era la tua parte?

KAY (continuando a camminare): Sei proprio bravo in certe cose, vero?

BUCKY: Rispondi alla mia domanda!

Kay arriva alla sua auto, e si ferma per parlare.

KAY: Non ho accettato neppure un centesimo di quei soldi! Lee temeva di non sapersi controllare se avesse rivisto Emmett Sprague, e perché non si mettesse nei guai andai a prendere i soldi per lui. Lee sapeva che ti amavo e se ne andò anche perché noi ci mettessimo assieme.

BUCKY: Non è vero. Tagliò la corda per la faccenda della rapina.

KAY: Ci voleva bene! Non glielo puoi togliere, questo!

BUCKY: Kay, Lee sapeva chi fosse l'assassino di Elizabeth Short. Eri al corrente anche di questo?

KAY: Si.

BUCKY: Lo ha lasciato libero...

Kay abbassa lo sguardo.

BUCKY (scuotendola per le spalle): Perché non me lo hai detto?

KAY: Fui sul punto di dirtelo, ma tu ricominciasti con la tua ossessione sul caso Short... volevo vendicarmi della donna che aveva rovinato i due uomini che amavo.

Bucky è scosso e non reagisce. Kay, con gli occhi gonfi, risale nella sua auto.

EST.GIORNO - AUTO DI BUCKY

Bucky guida senza meta per le strade di Los Angeles. In sottofondo Dreamworld, di Bob Belden. Dopo una serie di svolte è costretto a fermarsi davanti ad un semaforo. Proprio in quel momento, nota Jane Chambers a piedi. Bucky suona il clacson, per farsi vedere, e Jane riconoscendolo gli sorride e gli si avvicina.

JANE: Ciao. Che cosa stai facendo?

BUCKY: Che ne diresti se ti rispondessi che mi godo l'aria fresca?

JANE: Direi che si tratta di una bugia. Vuoi venire a bere qualche cosa di fresco a casa mia?

INT.GIORNO - CASA DI JANE CHAMBERS

Jane ha appena aperto la porta. Entra in casa, e dietro di lei avanza anche Bucky. Mentre Jane posa le chiavi e si leva il cappotto, Bucky osserva il quadro del clown appeso alla parete.

JANE (sarcastica): Vuoi che te lo incarti così te lo porti a casa?

BUCKY (accennando ad un sorriso): No, ti prego...

JANE: Sto cercando di liberarmi di tutte le cose di Eldridge, ma quel quadro vale troppo. Raffigura il protagonista di un romanzo di Hugo...

Un rapido inserto di pochi fotogrammi: lo scaffale nella baracca dove è stata assassinata la Dalia: tra i libri c'è "L'uomo che ride" di Victor Hugo.

JANE: ... Bucky stai bene?

BUCKY: Mi è solo tornata in mente una vecchia storia. Forse è solo una coincidenza.

JANE: A proposito di coincidenze, forse ti interesserà sapere che il quadro era statto venduto a Eldridge da Emmett...

La mdp inquadra il dipinto con il pagliaccio. Per un attimo il volto della Dalia con la bocca squarciata da un orecchio all'altro si sovrappone a quello del pagliaccio sorridente.

BUCKY (con voce spezzata): Hai detto che tuo marito ti aveva regalato il dipinto in occasione del tuo compleanno, giusto?

JANE: Si, Bucky, nel '47...

BUCKY: Quand'è il tuo compleanno?

JANE: Il 15 gennaio...

BUCKY: Fammi vedere la ricevuta.

Jane scompare dall'inquadratura, mentre Bucky continua a guardare il quadro. Dopo pochi attimi Jane torna con un foglio di carta tra le mani.

JANE: Ricordavo male: Eldridge l'aveva comprato da Ramona, non da Emmett... Mi vuoi dire che cosa sta succedendo?

Bucky farfuglia qualcosa, abbraccia svelto Jane ed esce dalla casa.

EST.GIORNO - CASA SPRAGUE

Bucky si dirige da casa Chambers verso quella vicina degli Sprague, a piedi. Quando arriva davanti la casa, vediamo che non ci sono auto parcheggiate. In sottofondo sentiamo Elegy, di Bob Belden.

Bucky guarda dall'esterno le finestre della casa, e non c'è traccia di nessuno. Poi, da una finestra al pianterreno, vediamo una figura attraversare il soggiorno, andando verso il retro della casa.

Bucky si dirige verso il lato posteriore di Casa Sprague, e si ritrova davanti Ramona Sprague. Ha i capelli arruffati, il volto gonfio e gli occhi arrossati. Indossa una vestaglia. E' sorpresa di vedere Bucky, ovviamente, ma rimane in silenzio. Poi gli dà le spalle e rientra in casa, lasciando la porta sul retro aperta. Bucky si decide a seguirla.

Stacco.

Ramona seduta su un divano parla. Bucky, in piedi, ascolta.

RAMONA: Emmett mi aveva detto che eravamo fuori pericolo, ed io gli ho creduto. E' sempre stato un uomo capace negli affari.

BUCKY: Emmett ha aizzato prima Lee e poi me contro Georgie, è così?

RAMONA: Si, Emmett contava su di lei per sistemare Georgie. Quell'uomo è un folle, mentre Emmett è un codardo sul piano fisico, capisce?

BUCKY: Signora Sprague, sa che cosa...

RAMONA (senza ascoltare Bucky): Emmett non voleva avere figli, cosi lo tradii con Georgie. Ma quando Madeleine crebbe e la somiglianza col vero padre divenne lampante, mio marito si vendicò di lui. Georgie uscì dalle nostre vite, anche se Emmett fece in modo che se la cavasse sempre.

Ramona china il capo, e capiamo che sta piangendo. Bucky si siede.

BUCKY: Georgie tornò per avere la ragazza che aveva visto nel film, vero?

Ramona tenendosi il viso in lacrime annuisce. Con un flashback vediamo una scena fino ad ora non vista (il tema musicale si ferma).

INT.NOTTE - BARACCA

Lo schermo è nero. Poi sentiamo il rumore di una porta, e da uno squarcio di luce riconosciamo due sagome. Quella più grossa accende la luce. Georgie ed Elizabeth Short, nella casa non abitata di Emmett sulla collina di Hollywood. Vediamo il materasso a terra, sporco ma non di sangue. Sulla scena sentiamo la voce fuori campo di Ramona.

RAMONA (vfc): Ero gelosa di quella ragazza e volevo far sapere a Georgie che tenevo a lui... dopo che Madeleine mi aveva rubato Emmett non potevo permettere che accadesse una seconda volta...

La voce fuori campo viene interrotta da un grido che proviene dalla stessa baracca dove si trovano Georgie ed Elizabeth. E' Ramona, armata con una mazza da baseball, ad irrompere sulla scena in preda alla follia. Un attimo prima che la mazza colpisca alla nuca Elizabeth, lo schermo torna nero. Sentiamo la voce fuori campo.

RAMONA (fuori campo, con voce spezzata): Emmett e Madeleine sanno tutto, Martha no. E mio Dio, lei non glielo dirà, vero?

Torniamo nel salotto di Casa Sprague (e riascoltiamo il tema musicale). Bucky adesso è in piedi.

BUCKY: Prima o poi lo scoprirà.

RAMONA: Che cosa ha in mente di fare, ora?

BUCKY: Non lo so... devo pensarci.

RAMONA: Signor Bleichert... Madeleine ha cominciato a vestirsi e truccarsi come "quella ragazza"...

Bucky sembra più scosso adesso rispetto a quando Ramona gli ha raccontato finalmente la verità.

EST.NOTTE - OTTAVA STRADA

Bucky è in macchina, e guida apparentemente senza meta: guarda continuamente fuori dal finestrino, e ciò che gli si presta alla vista è una sfilza di locali e nightclub con le insegne al neon. Davanti ad uno di questi frena bruscamente.

Soggettiva di Bucky: la Packard bianca di Madeleine. E' parcheggiata davanti ad un locale chiamato Zimba Room.

Bucky spegne i fari e si apposta nel parcheggio. Dopo poco Madeleine, vestita e truccata come la Dalia, esce dal locale, ridendo sottobraccio ad un marinaio in divisa. I due salgono sulla Packard e vanno via. Bucky mette in moto e li segue.

EST.NOTTE - MOTEL

Ci troviamo davanti ad un modesto motel, con le porte delle stanze e le finestre che danno sull'esterno.

Bucky si lascia attrarre dalla musica che proviene da una stanza, e si acquatta sotto la finestra. Il brano è Witchcraft, di Frank Sinatra. Bucky dà un'occhiata e vede due persone che fanno l'amore sotto le lenzuola. Rimane lì, finchè la canzone non finisce, poi sentiamo finalmente le voci dall'interno.

SOLDATO (dall'interno): Ho sentito dire che Boston è una bella città...

MADELEINE (dall'interno): Affatto, è insopportabile. Altrimenti non sarei venuta in California in cerca di fortuna.

SOLDATO (dall'interno): E l'hai trovata?

MADELEINE (dall'interno): Il mio patrigno mi lascia andare con chi mi pare a condizione che poi ritorni da lui. Mi ha comprato quell'auto bianca e i vestiti neri.

SOLDATO (dall'interno): Hai una papà d'oro, Betty.

Bucky cerca di guardare all'interno: i due sono sdraiati a letto, coperti dal lenzuolo tranne che per la parte superiore del corpo, nuda per entrambi.

MADELEINE: Non è il mio vero papà, per questo gli permetto di carezzarmi didietro. C'è stato un mio ragazzo poliziotto che proprio non gli piaceva, e papà lo ha messo in riga. Mio padre è stato un eroe della prima guerra mondiale, mentre il poliziotto era un renitente alla leva.

SOLDATO: I disertori dovrebbero essere deportati in Russia e fucilati. Anzi, bisognerebbe impiccarli.

MADELEINE: Quel poliziotto aveva un collega: cercò di incastrarmi per certi bigliettini che non avrei dovuto lasciare in giro. Poi picchiò mio padre e scappò in Messico...

La mdp inquadra Bucky che, nascosto, ascolta dall'esterno.

MADELEINE (dall'interno): ... Per rintracciarlo fui costretta ad essere gentile con il capo della "Policìa"...

Bucky estrae la pistola. Rimane all'ascolto, ma ormai ha deciso di fare irruzione. La mdp inquadra Madeleine e il soldato a letto.

MADELEINE: ... Poi travestita da mendicante bussai alla sua porta. Appena il gringo mi diede le spalle, gli spaccai la testa con una scure, e mi ripresi i settanduemila dollari che aveva portato via al mio patrigno.

SOLDATO (impaurito): Stai scherzando, vero?

Il rumore del vetro in frantumi fa emettere un grido sia a Madeleine che al soldato. Quest'ultimo è rapidissimo a uscire dal letto, prendere i suoi pantaloni e fuggire dalla porta. Madeleine, invece, anche perché ha riconosciuto Bucky, rimane immobile. L'unica sua preoccupazione è quella di tirare le lenzuola abbastanza in alto da non farsi vedere nuda da Bucky. Quest'ultimo le si avvicina, e le rovina l'acconciatura alla Elizabeth Short.

MADELEINE (con un filo di voce): Era tutta per noi, tesoro... tu me l'avevi restituita, per questo stavamo così bene assieme... era nostra di nuovo.

Bucky punta la pistola contro di lei. Lo sguardo è pieno di rabbia, gli occhi sul punto di lacrimare. Però poi Bucky punta la pistola verso l'alto e spara un colpo. Dalle altre stanze si sentono grida, e in lontananza delle sirene avvicinarsi.

Schermo nero.

INT.GIORNO - STANZA ALL'EL NIDO

Bucky è con Russ, nella stanza all'El Nido. In sottofondo il tema Black Dahlia di Bob Belden. Assieme stanno togliendo tutte le foto dalle pareti, e stanno accatastando documenti e articoli di giornale in alcuni scatoloni.

RUSS: Sul giornale dicono che Emmett Sprague se la caverà con poco: si parla di una multa di cinquantamila dollari.

BUCKY: Questo non gli eviterà di sputtanarmi sui giornali scandalistici... racconterà a tutti che io e Madeleine ci siamo visti durante i miei orari di pattuglia.

RUSS: Sai cosa significa questo? (dopo una pausa) Verrai espulso dal dipartimento per condotta indecorosa...

BUCKY (sorridendo amaro): Come Lee, del resto. Ma almeno sono ancora vivo.

Russ ricambia il sorriso, ma anche lui non è molto convinto. Mentre i due continuano il loro lavoro nella stanza, sentiamo la voce fuori campo di Bucky.

BUCKY (vfc): La previsione di Russ si avverò. Ma non raccontai ugualmente la verità, altrimenti anche lui ne avrebbe pagato le conseguenze.

Stacco.

Siamo all'interno di un'aula giudiziaria. Al banco degli imputati vediamo Madeleine e suo padre, accompagnati da un paio di avvocati. Sentiamo in sottofondo il giudice emettere la condanna, coperto dalla voce fuori campo di Bucky.

BUCKY (vfc): Madeleine confessò di aver ucciso Lee Blanchard, inventadosi come movente un triangolo tra lei e noi due. Il governo messicano si rifiutò di incriminarla, senza il cadavere, ma il Tribunale di Los Angeles la condannò ad un ricovero di almeno dieci anni nel Manicomio di Stato.

Madeleine accoglie la sentenza tra le lacrime, mentre Emmett la abbraccia per consolarla.

BUCKY (vfc): La ragazza dei quartieri alti pagò per tutta la famiglia... e io pagai per me stesso.

Schermo Nero.

Scritta bianca sullo schermo nero:

UN MESE DOPO

INT.GIORNO - CASA DI BUCKY

Bucky è nella sua vecchia casa. Il telefono squilla, e Bucky va a rispondere.

VOCE FEMMINILE AL TELEFONO: Dwight...

BUCKY: Kay? (dopo attimi di silenzio) Ti ho cercata... il direttore della scuola mi ha detto che hai dato le dimissioni e che non saresti più tornata a Los Angeles...

KAY (voce al telefono): Dwight, sono incinta. Partorirò attorno a Natale, e voglio tenerlo.

BUCKY (dopo un attimo di silenzio): Dove sei adesso?

Stacco. Per tutta la scena successiva ascolteremo in sottofondo "I'm Always Chasing Rainbows" di Judy Garland.

Ci ritroviamo nell'interno di un aereo. Bucky, con le cinture allacciate, guarda dal finestrino le nuvole.

BUCKY (vfc): Durante il mio viaggio per Boston contai tutte le bugie che avevo raccontato a Kay, e tutte le cose che non le avevo detto...

Stacco.

Bucky è ora in un taxi, e sempre guardando dai finestrini osserva la città.

BUCKY (vfc): ... pensai a tutte le spiegazioni che avrei dovuto darle, su quei giorni roventi che mi avrebbero reso per sempre preda di oscure curiosità...

Stacco.

Il taxi è davanti ad una modesta villetta e sta ripartendo. Bucky, con due valigie grandi, è fermo davanti alla porta.

BUCKY (vfc): ... così pregai Betty, affinché vegliasse su noi tre... in cambio del mio amore.

Schermo nero.

Sfuma la canzone precedente, e sui titoli di coda ascoltiamo "Beautiful Dreamer" di Roy Orbison.

 

Diretto da PETER WEIR

 

Personaggi e Interpreti

Dwigth "Bucky" Bleichert... EDWARD NORTON (Voce italiana di Massimo De Ambrosis)

Lee Blanchard... RUSSELL CROWE (Voce italiana di Luca Ward)

Kay Lake... GILLIAN ANDERSON (Voce italiana di Claudia Catani)

Russ Millard... HARVEY KEITEL (Voce italiana di Pietro Bondi)

Harry Sears... TOM WILKINSON (Voce italiana di Ennio Coltorti)

Fritz Vogel... MICKEY ROURKE (Voce italiana di Sandro Acerbo)

Johnny Vogel... NORMAN REEDUS (Voce italiana di Roberto Gammino)

Ellis Loew... PHILIP SEYMOUR HOFFMAN (Voce italiana di Francesco Pannofino)

Bill Koenig... JURGEN PROCHNOW

Jack Tierney... SIDNEY POLLACK (Voce italiana di Marcello Tusco)

Emmett Sprague... DENNIS HOPPER (Voce italiana di Michele Gammino)

Ramona Sprague... DIANNE WIEST (Voce italiana di Vittoria Febbi)

Madeleine Sprague... LAURA HARRING (Voce italiana di Chiara Colizzi)

Martha Sprague... MAGGIE GYLLENHAAL

Elizabeth Short... NIKKI REED

e con

Cleo Short... RICHARD BEYMER

Loretta Janeway... LUCIE ARNAZ

Red Manley... DANIEL CRAIG

Sheryl Saddon... APRIL FLOWERS

Marjorie Graham... PARIS HILTON

Linda Martin... JENNIFER FINNIGAN

Bobby De Witt... CHARLES FLEISCHER

Joseph Dulange... TOM WAITS

Charles Issler... JOE MORTON

Sally Stinson... NEFERTERI SHEPHERD

Jane Chambers... CYBILL SHEPERD

Capitano Vasquez... RIP TORN

Buzz Meeks... KURT FULLER

Georgie Tilden... DENNIS FRANZ

Sceneggiatura

RAFFAELE MARINO & GENNARO SAVIANO

Dal romanzo di

JAMES ELLROY

Musiche

BOB BELDEN

Fotografia

ROBBY MULLER

Montaggio

WILLIAM ANDERSON & LEE SMITH

Scenografie e Costumi

WENDY STITES

Colonna Sonora

Anchors Away di Glenn Miller

I can't believe that you're in love with me di Errol Garner

It's easy to remember di Billie Holiday

Take the A Train di Dexter Gordon

Accentuate the positive di Ella Fitzgerald

Hungarian Dance n° 5 di Johannes Brahms

Hungarian Rhapsody n° 2 di Frank Liszt

Chattanooga Choo Choo di Glenn Miller

Cielito Lindo del Trios Los Panchos

Perfidia di Nat King Cole

Send in the clowns di Stan Kenton

Hooray for Hollywood della Walt Disney's Band

There's no Business Like Show Business di Doris Day

Trout Quintet di Franz Schubert

Witchcraft di Frank Sinatra

I'm always chasing rainbows di Judy Garland

Beautiful Dreamer di Roy Orbison

 

Ringraziamenti speciali:

Michele Tangherlini

Giovanni e Tommaso Marino

Fabrizio Casu

Gaetano Perrotta

Fabio Russo

Una Arcadia Productions & Papele 'o Marenaro Production

(c) 2003

(r) All Rights Reserved

Ogni riferimento a nomi, persone e fatti reali non è voluto ed è da ritenersi assolutamente casuale

La produzione informa che nessun animale utilizzato durante le riprese ha subito maltrattamenti

Questo film è fittizio e partecipa ad un gioco di cinema virtuale, non si intende sfruttare in nessun modo l'immagine delle persone citate

THE END

Dedicato a

Billy, Humprey, Orson e Robert

e a mia nonna